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2 Agosto 2016

GIHTAD (2016) 9 n. 2
Articolo originale

Ipercolesterolemie familiari e pazienti a rischio cardiovascolare molto alto: analisi dei Real World Data

Il commento del Payor, dello Statistico, del Farmacologo, del Farmacista, del Medico di Medicina Generale e dello Specialista

Discussione e presentazione dei dati ad oggi disponibili attraverso i progetti IFIGENIA, CORE, HEALTH SEARCH

Elaborato in collaborazione con il Gruppo di Lavoro NoEEG (Network of Excellence in Evidence Generation)

Referenti dei Progetti

Luca Degli Esposti (Presidente CliCon S.r.l. Health, Economics & Outcomes Research) per IFIGENIA
Aldo Pietro Maggioni (Direttore Centro Studi ANMCO) per CORE
Francesco Lapi (Direttore Ricerca Health Search – SIMG) per HEALTH SEARCH

Esperti

Nello Martini, Direttore Ricerca & Sviluppo Accademia Nazionale di Medicina Roma
Giovanni Corrao, Statistica e Metodi Quantitativi – Università Milano Bicocca
Achille Caputi, Professore Ordinario di Farmacologia, Università di Messina
Anna Teresa Calamia, Direttore Farmacia Ospedaliera, Referente Rete Farmaco ASL Roma A
Gerardo Medea, Direttore Area Metabolica Health Search – SIMG
Aldo Pietro Maggioni, Direttore Centro Studi ANMCO

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Introduzione

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da numerosi progressi nel campo clinico-farmaceutico avvenuti grazie alla scoperta di soluzioni terapeutiche innovative, in particolare nella diagnosi e nel trattamento di molte patologie con bisogno clinico insoddisfatto. La principale sfida per il Servizio Sanitario Nazionale rimane, però, la capacità di implementare le nuove tecnologie in relazione alla sostenibilità e alla governance della spesa.

Di fondamentale importanza è l’utilizzo di una metodologia di valutazione delle tecnologie capace di migliorare l’efficienza e l’efficacia degli interventi assistenziali, quale l’Health Technology Assessment (HTA). Esso, infatti, è definito come la complessiva e sistematica valutazione multidisciplinare delle conseguenze cliniche, economiche, organizzative, sociali ed etiche provocate in modo diretto e indiretto, nel breve e nel lungo periodo, dalle tecnologie sanitarie esistenti e da quelle di nuova introduzione. Quindi, per riuscire a determinare correttamente il valore di un nuovo farmaco, da una parte è indispensabile conoscere le caratteristiche farmacologiche e la domanda terapeutica irrisolta per la quale è stato sviluppato, dall’altra è cruciale individuare lo scenario di pratica clinica nel quale può esprimere il massimo beneficio terapeutico ed economico.

La comunità scientifica, per rispondere alla necessità di raccogliere prove di efficacia sempre più precise, ha ampiamente riconosciuto il valore dei Real World Data (RWD) che possono portare ad attribuire alla tecnologia indagata un profilo di efficacia e tollerabilità diverso da quello che può emergere dai classici Randomized Controlled Trial (RCT). I RWD, analizzati con le più appropriate tecniche statistiche e organizzati in modo tale da rispondere a un preciso quesito stabilito ex-ante, si trasformano in Real World Evidence (RWE) e consentono di ottenere informazioni sulle patologie o sulle terapie nelle reali condizioni di cura.

Inoltre, come riportato anche dall’International Society For Pharmacoeconomics and Outcomes Research, ISPOR), l’utilizzo delle RWE ai fini dell’accesso al mercato permette di rispondere ad alcuni importanti bisogni informativi dei decisori, soprattutto nel momento in cui si trovano a dover stimare il valore delle nuove tecnologie alla luce dell’impatto che queste possono avere nella real life e in funzione di un sistema sanitario che devono mantenere sostenibile.

L’utilizzo sistematico di RWD/RWE rappresenta, quindi, un obiettivo che tutti gli attori in gioco (Istituzioni, Aziende Farmaceutiche, Accademia, Società Scienti che ecc.) dovrebbero perseguire mediante collaborazioni tra pubblico e privato, fornendo informazioni al sistema sanitario in modo corretto e quanto più precoce possibile per migliorare la governance e l’appropriatezza d’uso delle tecnologie innovative.

Un esempio indicativo di questo approccio è rappresentato dal workshop “Ipercolesterolemia familiare e pazienti a rischio cardiovascolare molto alto: analisi dei Real World Data” tenutosi a Roma il 21 dicembre 2015. Per l’occasione, un panel multidisciplinare di esperti ha condotto una lettura critica dei RWD raccolti allo scopo di fornire ai decisori le informazioni necessarie alla valutazione delle nuove risorse da destinare al trattamento dell’ipercolesterolemia familiare e dei pazienti ad alto rischio cardiovascolare.

L’approccio e la metodologia con cui si è arrivati a realizzare questo progetto possono essere applicati in tutti i contesti terapeutici in cui l’incertezza circa la sostenibilità del sistema a fronte dell’introduzione di un nuovo farmaco può condurre a un impedimento o a un grave ritardo nell’accesso, con conseguente impatto sulla salute dei cittadini.

Nel tentativo di identificare la popolazione target sulla base dei dati disponibili e per ridurre l’incertezza riguardo alla dimensione e alle caratteristiche dell’attuale bisogno clinico insoddisfatto, sono stati attivati tre progetti che simulano i criteri di selezione che possono essere utilizzati anche nella pratica clinica:

  • Lo studio osservazionale IFIGENIA, condotto da CliCon presso 8 ASL rappresentative della realtà italiana, che ha lo scopo di stimare la prevalenza dell’ipercolesterolemia familiare, il trattamento della stessa e il suo impatto dal punto di vista economico-sanitario;
  • un’analisi retrospettiva del database AR-CO (Cineca e CORE), che pro la la popolazione con pregresso evento cardiovascolare e con rischio cardiovascolare molto elevato, ne analizza la prescrizione di statine ed ezetimibe in un follow-up di 3 anni e stima l’utilizzo delle risorse sanitarie nel primo anno di follow-up;
  • l’analisi di Health Search, che ha rielaborato le informazioni di un database di quasi 200.000 pazienti per identi care quelli a rischio cardiovascolare alto e molto alto, valutarne le comorbilità, l’aderenza al trattamento con statine/ezetimibe e il rapporto tra quest’ultimo e gli esiti terapeutici.

L’obiettivo di questo documento è presentare le evidenze emerse nelle analisi ad interim dei principali RWD così raccolti e riportare le considerazioni di alcuni esperti, rappresentativi delle funzioni chiave coinvolte nella liera di valutazione, rimborso, acquisto, distribuzione e utilizzo dei farmaci ipolipemizzanti.


L’ipercolesterolemia familiare (FH): lo studio IFIGENIA

Descrizione dello studio

IFIGENIA è uno studio osservazionale retrospettivo attualmente in corso, condotto da CliCon su 8 ASL rappresentative della realtà italiana. I suoi obiettivi sono:

  • stimare la prevalenza dell’ipercolesterolemia familiare (Familial Hypercholesterolemia, FH) eterozigote in Italia nel periodo di osservazione da gennaio 2009 a dicembre 2013, attraverso 3 diversi criteri diagnostici tra i quali il Dutch Lipid Clinic Network Score (DLCNS) e la Nota AIFA n. 13;
  • descrivere l’utilizzo delle risorse sanitarie, incluse ma non limitate a: diagnosi, trattamenti, ospedalizzazioni, interventi e visite avvenuti da gennaio 2009 a dicembre 2013;
  • stimare i costi sanitari da gennaio 2009 a dicembre 2013.

Principali limiti dello studio

  • La diagnosi di FH può essere sottostimata a causa della non disponibilità di dati sui familiari dei pazienti nei database amministrativi e del mancato riscontro di xantomi e arco corneale nelle fonti di dati analizzate (parametri previsti per il calcolo del DLCNS).
  • Non è possibile identificare specificamente il test genetico per l’FH, ovvero correlare il rilievo di un test genetico con l’FH. Sono comunque stati applicati criteri di esclusione per escludere test effettuati per altre malattie.

Risultati dal report ad interim su 3 ASL

Nella Tabella 1 sono riportati i risultati dal report ad interim su 3 ASL.

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Tabella 1. Risultati dal report ad interim su 3 ASL


Considerazioni

I dati preliminari dello studio IFIGENIA (interim report su 3 ASL) sono riferiti a un totale di circa 932.000 assistiti.

Il database amministrativo analizzato evidenzia che, nel periodo previsto dallo studio (2009-2013), solo per il 23,2% degli assistiti, pari a circa 216.000 persone, era disponibile almeno un esame per rilevare il livello di colesterolo LDL nel sangue. Tale coorte, quella degli assistiti con almeno una determinazione del colesterolo LDL, costituisce quindi la popolazione analizzata. Tuttavia, va considerato, ai fini dell’interpretazione dei dati di prevalenza e della loro proiezione sull’intera popolazione degli assistiti, che sulla popolazione non inclusa, ovvero sugli assistiti senza una determinazione del colesterolo LDL, la probabilità di avere diagnosi certa o probabile di FH è verosimilmente inferiore.

Applicando il criterio diagnostico del DLCNS, l’analisi preliminare ha identificato 45 soggetti (pari allo 0,02% della popolazione analizzata, 1:4800) con diagnosi certa di FH, ovvero con un DLCNS > 8.

Considerando i soggetti con diagnosi probabile di FH, ovvero con un DLCNS
compreso tra 6 e 8, il totale dei pazienti affetti da tale patologia nella popolazione analizzata arriva a 390/216.000 (pari allo 0,18% della popolazione analizzata, 1/554).

I dati preliminari di prevalenza dei pazienti con diagnosi certa o probabile di FH, all’interno della popolazione analizzata, benché passibili di sottostima soprattutto a causa della mancanza nel database amministrativo della storia clinica familiare dei soggetti, si attestano intorno a una prevalenza di 1:497. Tale dato, ancorché calcolato sulla popolazione inclusa e non su quella assistita, conferma le stime riportate dalle linee guida internazionali, che indicano un valore compreso tra 1:200 e 1:500.

Il 16% dei pazienti con diagnosi certa o probabile di FH non viene trattato con farmaci ipolipidemizzanti. Il colesterolo LDL medio raggiunto da tali pazienti aderenti a un trattamento ad alta intensità è pari a 163 mg/dL.

Tra i pazienti “certi” o “probabili” che assumono un trattamento, quasi nessuno raggiunge il target terapeutico assegnato (meno del 2%).

Introducendo poi la dimensione dell’aderenza al trattamento è importante notare che il 50% dei pazienti non a target risulta aderente alla terapia ovvero risulta avere una PDC (Proportion of Days Covered) ≥ 80%.

Nella Tabella 2 è riportata la stima da dati preliminari dei pazienti affetti da FH trattati.

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Tabella 2. Stima da dati preliminari dei pazienti affetti da FH trattati


IL COMMENTO DEL PAGATORE

…“ Un più alto livello di diagnosi combinato a una maggiore aderenza alla terapia porterebbe
a una riduzione del tasso di ospedalizzazione e a un conseguente miglioramento della sostenibilità economica ”…


I pazienti a rischio cardiovascolare molto alto: l’analisi CORE

Descrizione dell’analisi

Un’analisi retrospettiva condotta da CORE (Collaborative Outcome REsearch) ha permesso di:

  • profilare la popolazione con pregresso evento cardio- vascolare e quindi con rischio cardiovascolare molto alto (very High Risk, vHR);
  • analizzare la prescrizione di statine ed ezetimibe nei pazienti vHR, nel periodo di follow-up di 3 anni;
  • stimare l’utilizzo delle risorse sanitarie (farmaceutica, ricoveri, prestazioni specialistiche e diagnostiche) nel primo anno di follow-up.

Tale analisi è effettuata a partire dai dati del database AR-CO (nato dalla collaborazione CINECA–CORE) che integra, per circa 3 milioni di assistiti, i ussi relativi alle risorse sanitarie sopraindicate.

All’interno di questo database i pazienti sono stati selezionati secondo dei criteri di inclusione riportati nella Tabella 3.

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Tabella 3. Criteri di inclusione nell’analisi retrospettiva


Risultati

Nella Tabella 4 sono riportati i risultati dell’analisi retrospettiva.

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Tabella 4. Risultati dell’analisi retrospettiva


I pazienti a rischio cardiovascolare alto e molto alto: l’analisi Health Search

Descrizione dell’analisi

L’analisi Health Search, condotta su un database al quale collaborano circa 1000 medici di medicina generale distribuiti in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale in base alla numerosità dell’area geografica di riferimento, ha permesso di:

  • identificare la popolazione a rischio cardiovascolare alto (HR) e molto alto (vHR) in trattamento con statine e/o ezetimibe;
  • descrivere comorbilità nei pazienti HR/vHR;
  • valutare l’associazione tra aderenza al trattamento con statine e/o ezetimibe e il raggiungimento del target del profilo lipidico;
  • variazione dei livelli di LDL a 12 settimane dall’inizio del trattamento con farmaci ipolipidemizzanti.

Il raggiungimento del target terapeutico è stato identificato utilizzando sia la definizione contenuta nella Nota AIFA n. 13 sia i cut-off suggeriti da linee guida internazionali. In particolare, in questa analisi un paziente è stato definito “a target” con:

  • la prima misurazione di LDL < 100 mg/dL (per i pazienti a rischio cardiovascolare alto) o LDL < 70 mg/dL (per i pazienti a rischio cardiovascolare molto alto) rilevata nel periodo di follow-up (9 mesi dalla data in- dice), in base alla Nota AIFA n. 13;
  • una variazione del 50% dei livelli di colesterolo LDL rispetto al baseline in base alle linee guida internazionali. L’aderenza alla terapia è stata calcolata tramite la PDC, de nita come il rapporto % tra la durata del trattamento [il dosaggio complessivo prescritto nel periodo in mg diviso la dose giornaliera prescritta (prescribed daily dose, PDD) per quella molecola] e i 90 giorni di follow-up. Il cut-off di alta aderenza è stato de nito con un PDC ≥ 80%.

Risultati

Nella Tabella 5 sono riportati i risultati dell’analisi Health Search.

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Tabella 5. Risultati dell’analisi Health Search


Considerazioni

Health Search, partendo dal proprio database che raccoglie le cartelle cliniche informatizzate di circa 1 milione di assistiti, ha identificato un campione formato da 198.944 pazienti che nel periodo tra il 1° gennaio 2002 e il 31 dicembre 2013 risultavano essere in trattamento con statine in monoterapia o in associazione di statine, ezetimibe in monoterapia o in associazione con statine.

Considerando solo la popolazione analizzata (secondo Nota AIFA n. 13), con 9 mesi di follow-up e valori di LDL, pari a 31.979 pazienti (13.556 pazienti HR e 18.423 pazienti vHR) si evidenzia che:

  • l’età media dei pazienti a rischio alto e molto alto è rispettivamente pari a 64,0 per i pazienti HR e a 66,7 per i pazienti vHR;
  • un’alta percentuale di pazienti non riesce a raggiungere i target terapeutici:
    – 69,2% dei pazienti HR,
    – 84,2% dei pazienti vHR;
  • relativamente ai pazienti vHR non a target, circa il 50% ha un valore di colesterolo LDL > 100 mg/dL (Figura 1);
  • il 13,8% dei soggetti vHR trattati ha almeno 2 condizioni cliniche concomitanti che de niscono il livello di rischio cardiovascolare molto alto, tra le quali le principali sono:
    – diabete con complicanze nel 31,7% dei casi,
    – cardiopatia ischemica nel 31,1% dei casi,
    – precedente ictus nel 21,4% dei casi;
  • relativamente ai pazienti HR non a tar- get:
    – LDL > 100 mg/dL: 68,2%,
    –  LDL > 130 mg/dL: 39,2%,
    –  LDL > 160 mg/dL: 17,9%,
    –  LDL > 200 mg/dL: 4,5%,
    –  il 12,8% dei soggetti HR trattati ha almeno 2 condizioni cliniche concomitanti che definiscono il livello di rischio cardiovascolare alto, tra le quali le principali sono: ipertensione (valori pressori ≥ 90/140 mmHg nel 43,64% dei casi), insufficienza renale cronica moderata (nel 17,2% dei casi) e diabete senza complicanze (nel 9,7% dei casi).

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Figura 1. Valori di colesterolo LDL rilevati nei pazienti vHR non a target.


IL COMMENTO DEL MEDICO DI MEDICINA GENERALE

…“ la minore frequenza di raggiungimento del target nella popolazione a rischio molto alto rispetto a quella a rischio alto
è da ricondursi a una maggiore complessità clinica di questi pazienti che, malgrado il forte monitoraggio a cui sono sottoposti, presentano spesso patologie cardiache concomitanti”…


Prospettive terapeutiche per i pazienti affetti da ipercolesterolemia

I risultati dei progetti presentati hanno mostrato l’esistenza di un bisogno clinico insoddisfatto per una popolazione iperlipidemica ben definita.

È interessante notare come l’utilizzo dei RWD e dei big data sia uno strumento importante se utilizzato in combinazione e non in sostituzione dei classici studi clinici controllati randomizzati (Randomized Controlled Trial, RCT). Infatti, la coesione dei risultati è in grado di aiutare il sistema a raggiungere una migliore programmazione sanitaria,una maggiore appropriatezza terapeutica e a superare la sfida di implementare le nuove tecnologie tenendo conto della sostenibilità e della governance della spesa.

Gli anticorpi monoclonali inibitori di PCSK9 rappresentano una nuova classe di farmaci per il trattamento dell’ipercolesterolemia primaria familiare/non familiare e della dislipidemia mista in aggiunta alle statine e rappresentano una valida soluzione terapeutica per i pazienti che sono a oggi maggiormente esposti al rischio cardiovascolare elevato, con risultati potenzialmente favorevoli in ambito sia clinico sia gestionale socio-sanitario.


IL COMMENTO DEL FARMACOLOGO

…“Limitazione a centri specialistici e mantenimento del concetto di terapia di secondo livello sono fondamentali per de nire il corretto posizionamento di queste nuove molecole”…
…“Gli inibitori di PCSK9 sono terapie non paragonabili a quelle esistenti ”…


IL COMMENTO DEL PAGATORE

…“Al ne di garantire l’appropriatezza terapeutica, l’incertezza potrebbe essere ridotta attraverso l’applicazione concomitante del DLCNS, del concetto di “non a target” nonostante la migliore terapia ottimizzata con statine ± ezetimibe (ove per target si intende il valore di colesterolo LDL stabilito dalla Nota AIFA n. 13 maggiorato del 50%) e la presenza di un evento cardiovascolare nei 12 mesi precedenti”…


IL COMMENTO DEL FARMACISTA

… “I nuovi inibitori di PCSK9 hanno caratteristiche che ben si adattano all’ingresso nel mercato in classe A-PHT a erogazione diretta”…
…“L’erogazione diretta per almeno 3 mesi consentirebbe alla Regione di stimare il reale impatto di budget e valutare il successivo ingresso in DPC”…
…“La distribuzione diretta permetterà altresì di valutare l’aderenza a una terapia sottocute dei soggetti, spesso anziani, abituati a politerapie orali”…
…“L’obbligatorietà del test genetico non può essere istituita se prima AIFA non stabilisce criteri univoci
e condivisi in merito alla soglia di sensibilità tollerata in modo da evitare quanto più possibile i falsi negativi e i falsi positivi”…


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