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Detective per caso: il film in cui le persone con disabilità sono protagoniste

A cura della Redazione di MR
Direttore del Dipartimento di Riabilitazione USL Umbria 2
Presidente UEMS-PRM Section*

*UEMS: Union Européenne des Médecins Spécialistes – European Union of Medical Specialists;
PRM Section: Physical and Rehabilitation Medicine and European Board of Physical and Rehabilitation Medicine

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Lo scorso 18 marzo è uscito nelle sale cinematografiche “Detective per caso” (https://www.detectivepercaso.it/), una commedia diretta da Giorgio Romano e prodotta da Daniela Alleruzzo, Susi Zanon e Guia Invernizzi Cuminetti. Il film è stato realizzato in collaborazione con l’Accademia L’Arte nel Cuore (www.artenelcuore.it), il primo progetto europeo di formazione artistica basato sull’inclusione e rivolto a persone con disabilità e non. Nel lungometraggio, per la prima volta, alle persone con disabilità sono stati affidati i ruoli da protagonisti, mentre volti noti del cinema italiano sono stati impegnati in camei. Per MR, Il Giornale Italiano di Medicina Riabilitativa, abbiamo intervistato la Presidente dell’Associazione “L’Arte nel Cuore” nonché ideatrice del film, Daniela Alleruzzo.

Detective per caso

Detective per caso

Può presentarci il progetto legato al film “Detective per caso”?

“Detective per caso” è stato il primo lungometraggio al mondo in cui i ruoli di protagonisti sono stati affidati ad attori con disabilità. È una commedia divertente, in chiave di giallo. Nessuno, fino ad oggi, aveva avuto il coraggio di portare la disabilità sul grande schermo con questa lettura.

Tutto questo è stato possibile grazie agli attori dell’Accademia “L’Arte nel Cuore”. Quali sono le attività dell’Accademia?

Siamo un’accademia di formazione artistica, da anni diamo la possibilità di formarsi nel mondo dello spettacolo e per l’inserimento nel mondo del lavoro sia a ragazzi con disabilità, sia a ragazzi normodotati. Due dei nostri attori, che studiano presso l’Accademia, sono stati impegnati nel film nel ruolo di protagonisti.

Ma in “Detective per caso” sono presenti anche molti volti celebri del cinema italiano. Com’è stato lavorare con loro?

Per trasmettere con maggiore efficacia il senso di questo progetto abbiamo deciso di coinvolgere volti noti del grande schermo, affidando loro dei ruoli secondari. Quindi Claudia Gerini, Paola Cortellesi, Lillo, Valerio Mastrandrea, solo per citarne alcuni, compaiono in camei all’interno del film. Questi ruoli sono spesso affidati ad attori con disabilità che, di conseguenza, sono fortemente caratterizzati proprio dalla loro disabilità. Per questo film abbiamo deciso di ribaltare questo concetto, rendendo gli attori con disabilità i veri protagonisti.

Quali sono state le difficoltà incontrate nella realizzazione del film?

Fare un film non è affatto semplice, per tanti motivi: innanzitutto di tipo economico. È stato difficile convincere chi avrebbe dovuto sostenere questo lungometraggio che il progetto avrebbe funzionato. Ma il film (uscito nelle sale il 18 e 19 marzo 2019) ha avuto un grande successo: è stato il film italiano più visto nei due giorni in cui è stato presente nelle sale cinematografiche. In quelle due giornate siamo stati tra i primi dieci film più visti in Italia e prima di noi erano presenti solamente sette film americani, nelle sale già da alcuni giorni. Nonostante le difficoltà, quindi, siamo riusciti a ottenere un risultato eccellente.

Quali sono stati, invece, i momenti da ricordare?

L’aspetto più bello di questo progetto è stato l’impegno dei nostri attori, che si sono dedicati alla recitazione superando le loro difficoltà. Alcuni di loro avevano difficoltà nella realizzazione delle scene d’azione, quando era richiesto loro di correre, o nelle scene con luci molto intense. Ma ciascuno di loro ha voluto fare una scommessa su sé stesso. Sapevano che questo film avrebbe rappresentato per loro una grande opportunità ed è per questo motivo che sono andati oltre ai loro limiti, per di realizzare il loro sogno di attori. Grazie a questo progetto molti di loro hanno superato delle difficoltà. La protagonista, ad esempio, ha paura dell’altezza ma, durante le riprese, abbiamo dovuto girare una scena della parte finale del film sul tetto di un furgoncino. Lei ha superato le sue paure, è salita sul tetto del furgoncino e ha recitato la scena. Ricordo ancora le sue parole: “Non ho più paura, io voglio superare tutto”. È stato proprio questo il senso più profondo del progetto.

In cosa la realizzazione di un film è differente rispetto all’attività teatrale che svolgete in Accademia?

In teatro si entra in scena e si inizia lo spettacolo dall’inizio, sviluppandolo poi con continuità in senso cronologico. Inoltre lo spettacolo si esaurisce in una serata o un paio di serate e tutto termina lì. Invece in un film l’ordine cronologico delle scene è sovvertito. Il primo giorno di riprese abbiamo girato una delle scene finali del film. I nostri attori hanno dimostrato una grande capacità di seguire il copione anche in modo non regolare, iniziando a girare scene che erano centrali o conclusive nella storia. Loro si sono immediatamente adattati al copione, senza perdere il senso della trama, dando continuità alla storia che stavano raccontando davanti alla telecamera. Poi ovviamente sul set è tutto diverso: a teatro si apre il sipario e, finito lo spettacolo, si conclude tutto; sul set invece c’è la preparazione, il momento delle riprese, la necessità di ripetere alcune scene e il risultato finale della proiezione del film nelle sale.

Cosa ha saputo fare il regista, Giorgio Romano, collaborando con questi attori?

Giorgio Romano ha saputo entrare dentro i loro cuori, li ha trattati da persone. Lavoro con i miei ragazzi da 14 anni e tutti i miei collaboratori sanno che devono trattare i nostri attori da “persone” e non da “disabili”. Giorgio ha saputo fare la stessa cosa. È venuto in Accademia e ha visto come lavoriamo con i ragazzi; ha fatto alcuni giorni di esperienza qui con noi e ha riportato sul set tutte le cose più belle di questa esperienza. Si è rapportato con ciascuno di loro come è normale fare con un attore professionista ed è stata proprio questa la chiave vincente per valorizzare il talento di questi ragazzi davanti alla telecamera.

Cosa vi ha lasciato la realizzazione di questo film?

I nostri attori, dopo l’esperienza che hanno sperimentato con il cinema, sono cresciuti tantissimo artisticamente. Quest’esperienza cinematografica li ha talmente fatti crescere che, durante le prove in accademia, intuiscono e anticipano le situazioni e sono migliorati nell’interpretazione dei loro personaggi, anche con la mimica. Questo film è stato veramente un grande successo, sotto ogni punto di vista.

Come si può entrare in contatto con l’Accademia “L’Arte nel Cuore”?

È possibile contattarci tramite il nostro sito www.artenelcuore.it, scrivendo sulla nostra pagina Facebook L’Arte nel cuore onlus (https://www.facebook.com/lartenelcuoreonlus) oppure contattando il numero di telefono 06 5413755.

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