PAGINA DELLE ARTI: MUSICA, TEATRO, CINEMA, EDITORIA IN RIABILITAZIONE

Fattore H
Slalom di un disabile nella nostra società

A cura della Dott.ssa Rossella COSTANTINO

Tyrone Nigretti vive a Milano e ha ventun anni. Rimasto orfano all’età di quindici, è costretto su una sedia a rotelle perché affetto da tetraparesi spastica. La scrittura è il suo modo preferito per interagire con il mondo esterno e fare sentire il proprio disagio. Tiene un blog sul rap (la sua grande passione): non6libero.tumblr.com

Scarica in PDF

Tyrone Nigretti è un ragazzo del 93 che si è avvicinato al mondo della scrittura attraverso il suo blog “Ho cominciato a scrivere sul blog perché ho sempre amato esprimermi con la scrittura. Ad essere precisi era il mezzo attraverso il quale riuscivo a dire delle cose senza essere interrotto”.

Forte questa sua affermazione che sta ad indicare come con la scrittura lui si senta libero di esprimersi, di poter dire tutto ciò che pensa senza essere giudicato.

Una madre alcolizzata e tossicodipendente desidera un figlio, forse con la speranza di uscire dal tunnel della droga. Un uomo fa perdere le sue tracce perché non vuole assumersi le sue responsabilità. Un eroinomane malato di AIDS che esce ed entra da galera decide invece di fare da padre. Un bambino nasce dopo cinque mesi e mezzo di gestazione e due settimane più tardi ha un ictus.

Il libro si apre cosi, in modo drammatico:

“Quando sono nato ho avuto un ictus”.

Ha avuto un ictus perché probabilmente i medici lo ritenevano in astinenza e gli hanno dato del metadone, dato che sua madre faceva uso di droghe durante la gravidanza.

“le parole tetraparesi spastica si ricollegavano a me come si fa con un’etichetta al supermercato”.

“Non mi sono mai chiesto perché non camminassi, né i miei familiari, hanno mai avuto la preoccupazione di spiegarmelo. Quando avevo all’incirca 5 anni alla domanda perché non cammini? Che molti bambini mi facevano, davo sempre la solita risposta: Sono nato cosi..”.

Si capisce immediatamente, già all’inizio della lettura di questo libro, quanta forza ha dovuto avere questo ragazzo per arrivare a pubblicare un libro sulla sua vita e riuscire a non affogare nella depressione più totale.

Ho iniziato la lettura di questo libro colpita dalla sua Prefazione. Tyrone dà molta importanza alle parole e al suo significato.

Le parole possono amplificare un processo di cambiamento già in atto o cominciarne uno nuovo.

Fattore H è il suo libro di esordio, edito da Rizzoli e rappresenta un’attitudine, una chiave di lettura della vita attraverso la sfrontatezza dell’hip hop.

“Il rap mi capiva ed io capivo lui, ecco perché fattore H perché ero senza voce e la scrittura mi ha permesso di urlare nonostante questo. Per chi continua a chiedermelo… non faccio rap no. Ma non devi fare rap per essere considerato un hip hop”.

Può sembrare banale, ma come racconta il libro ci sono alcuni pregiudizi che sono difficili da superare, come per esempio l’associazione automatica che spesso viene fatta tra disabilità motorie e le deficienze mentali.

“Chi ha il fattore H viene considerato un depresso cronico con difficoltà intellettive”.

“Per eliminare le barriere mentali bisogna prima eliminare quelle architettoniche”.

“Curiosa la vicenda della metropolitana quando per permettermi l’accesso gratuito ai treni, hanno voluto a tutti i costi vedere il documento d’invalidità (perché è la prassi). Ora io dico: ok la correttezza e la legalità, ma secondo voi, avrei speso trenta euro per il noleggio di una carrozzina e non due euro di metropolitana? Ragazzi sono handicappato e non rincoglionito”.

Ma che significato ha il fattore H?

È un’espressione coniata dallo stesso autore per indicare chi ha un handicap, come spiega lui stesso senza il minimo imbarazzo nell’utilizzare parole su cui si è discusso credo fin troppo.

Tra le pagine del libro questo aspetto emerge con prepotenza, l’inutilità di badare alla forma, ai nomi e alle etichette, mentre nella sostanza si pongono barriere enormi non solo architettoniche ma anche sociali, assistenziali, religiose e culturali.

Tyrone ha una lucidità di pensiero fortissima, è acuto, bada al sodo come la canzone rap di cui lui è appassionato. Egli ci mostra il suo punto di vista sul mondo, sul mondo che lo circonda e penso che questo sia di grande aiuto perché la maggior parte delle conoscenze che abbiamo sul fattore H ci viene da chi quel fattore non lo ha.

Questo è sbagliato, perché ci impedisce di capire, di essere consapevoli e quindi rischia di innescare una serie di pregiudizi.

Tyrone ha subito molti pregiudizi nella sua vita: maestre senza un briciolo di preparazione sentimentale, senza una minima empatia, amici spietati, barriere architettoniche, delusioni amorose, soprusi dentro e fuori casa, è rimasto sul letto senza potersi muovere con il terrore che la madre fosse morta. Mette a nudo in modo cinico la sua vita a tratti in modo poetico. Come quando parla di suo padre, anch’egli dedito alle droghe e con il vizio del furto, su cui dice parole splendide. Arriva a dire che è stato il padre giusto per lui.

Gli ha insegnato ad essere un uomo o quantomeno gli ha indicato una direzione.

Tyrone si rivolge anche agli altri portatori di Fattore H, non solo ai normodotati, per aumentare la consapevolezza di molti mali che affliggono il nostro paese al riguardo.

Di lui colpisce l’enorme handicap sentimentale che lo ha accompagnato tutta la vita ma ci sono anche momenti di speranza come i volontari, alcune associazioni, un buon istituto che gli hanno dato quella forza per andare avanti che emerge pagina dopo pagina.

Le sue considerazioni sembrano strofe di una canzone rap in cui riesce in poche parole a condensare dei concetti che colpiscono immediatamente sia per la forma che per la sostanza. Con le sue parole sembra a tratti spietato verso se stesso e verso chi legge.

Una grande forza ed un desiderio di diventare un uomo.

“Non sono mai stato un vero bambino. Spero di diventare un vero uomo”.

Tra i messaggi che questo libro vuole comunicarci attraverso la voce di questo ragazzo c’è quello della disabilità vista come qualcosa da sconfiggere e non come una condizione naturale.

“La disabilità in TV è vista come qualcosa da prevenire e sconfiggere, non come una condizione naturale con cui chiunque potrebbe nascere e trovarsi a convivere. Ecco perché la parola “integrazione” resta solo sulla carta”.

image001
Si precisa che gli articoli non sono riproducibili senza l’approvazione dell’editore: per qualsiasi riutilizzo con scopi commerciali o promozionali, è necessario richiedere opportuna quotazione scrivendo a shcmilan@springer.com Gli articoli pubblicati sul sito sono fruibili in base all’attribuzione CCBY NC ND. Visualizza il testo completo della licenza

© 2020 Springer Healthcare Italia s.r.l.

Log in with your credentials

Forgot your details?