INTERVISTE AI MEMBRI DEL CDP

Intervista a Ernesto Andreoli

Stefano RESPIZZI

Direttore di Dipartimento Riabilitazione e Recupero Funzionale – Humanitas Research Hospital

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Caro Ernesto, sei un membro del Consiglio di Presidenza della SIMFER. Intanto complimenti per il risultato ottenuto! Quali motivi ti hanno spinto a candidarti e cosa ti proponi?

Grazie Stefano. Ormai partecipo attivamente alle attività della SIMFER da molti anni e dopo due mandati come membro della segreteria regionale e altrettanti come Segretario Regionale Emilia-Romagna, ho voluto misurarmi con una esperienza nazionale e, ringraziando i colleghi che mi hanno dato fiducia, sono stato eletto nel CdP. È un ruolo che mi sta dando ancora la possibilità di “crescere” professionalmente, nonostante la mia esperienza lavorativa, dal momento che mi permette di vivere le problematiche e le sfide della nostra società scientifica in un contesto nazionale e di confronto interessante.

Mi propongo sicuramente di portare il mio contributo pratico, maturato negli anni da Segretario regionale, anche all’interno del CdP.

In Consiglio di Presidenza hai la delega hai “Rapporti con le associazioni di persone con disabilità, loro famiglie ed associazioni di volontariato”. Cosa significa in concreto, cosa può fare la SIMFER in questo ambito?

Le associazioni dei pazienti e quelle di volontariato sono da sempre delle realtà importanti nell’ambito gestionale delle patologie disabilitanti, rappresentando la rete sociale in cui queste persone si trovano a vivere quotidianamente una volta lasciati gli ambienti di cura. Io sono convinto che sempre più vadano consolidati questi rapporti negli anni a venire, sia nell’ottica di una gestione sempre più “territoriale” della disabilità, sia per promuovere il self-management dei malati. La SIMFER deve certamente farsi promotrice di iniziative volte a coinvolgere le associazioni e a dare voce a chi la disabilità la vive sulla propria pelle ogni giorno, in quanto questo è sicuramente fonte di ispirazione per dare risposte concrete ai nostri pazienti. Spesso sono i malati stessi o i caregiver a farci notare delle criticità che ci portano a migliorare il nostro operato.

Hai un curriculum ospedaliero di grande prestigio, vuoi raccontarci il tuo percorso? Penso possa essere di esempio per tanti giovani fisiatri.

Nella mia carriera mi sono occupato di malati affetti da patologie molto varie, dai pazienti reumatologici, oggetto della mia tesi di specializzazione, agli emofilici, protagonisti della mia tesi di laurea, passando per gli sportivi, dato che sono stato medico sociale della UISP Bologna, e affetti da patologie neurologiche. Negli ultimi anni, inoltre mi sono occupato di pazienti disabili come conseguenza di interventi chirurgici vascolari, cardiochirurgici e di trapianto d’organo solido, ma anche di pazienti oncologici e con esiti di infezioni complesse.

Credo che il mio percorso, senza nulla togliere alla tendenza attuale alla iperspecializzazione, sia l’emblema del fatto che il Fisiatra sia uno specialista che può dare il suo contributo in innumerevoli ambiti, dal momento che la perdita di autonomia è un evento trasversale a tante condizioni patologiche. Credo che, seppur con la necessità di dedicarsi maggiormente ad alcuni ambiti specifici, anche in relazione alla struttura nella quale ci si trova ad esercitare la professione, sia importante mantenere questa “trasversalità” di conoscenze, che personalmente mi ha permesso, negli anni, di dare ai malati risposte adeguate alle loro necessità.

Con la collega Lisa Berti, sarai il prossimo presidente del cinquantunesimo Congresso Nazionale della SIMFER che si terrà a Bologna dal 12 al 15 ottobre 2023.

Il Congresso ha un titolo impegnativo 
“La riabilitazione tra passato, presente e futuro, chi eravamo, chi siamo, chi vorremmo essere”. Cosa vi ha indotto a tale scelta? Quali obiettivi vi ponete?

Sì, il prossimo ottobre Bologna sarà la sede del Congresso Nazionale e siamo veramente onorati di aver avuto questa opportunità. L’idea nasce dalla volontà di ripercorrere la storia della nostra disciplina a partire dai fondamenti che l’hanno costituita fino alle attuali applicazioni, sempre più tecnologiche, con l’obiettivo di capire e di trasmettere alle nuove generazioni di Fisiatri quali siano le indispensabili eredità del passato da mantenere come base per le prospettive future su cui investire per una Riabilitazione evidence based, efficace e di concreto impatto per il paziente. Tutto questo perché siamo convinti del fatto che, nonostante la tendenza, come ho già sottolineato, sia quella dell’ultra specializzazione e del dedicarsi in maniera settorializzata a temi o tecniche specifiche, vi sono delle basi della disciplina che non devono e non possono essere dimenticate. Il fil rouge del congresso sarà quindi rappresentato, attraverso le relazioni delle sezioni, da uno sguardo al passato e di come questo abbia influenzato ed influenzi la pratica clinica, oltre a sessioni specifiche su temi cruciali della nostra disciplina, come la SDO riabilitativa, il nomenclatore tariffario, la prescrizione degli ausili e la continuità ospedale-territorio. Non mancheranno inoltre spunti nazionali ed internazionali in merito a temi d’attualità come l’impatto della crisi energetica e delle modificazioni climatiche sulla disabilità, l’impatto dei disastri naturali e dei conflitti sulla riabilitazione e l’importante tema delle disuguaglianze sociali. Con queste premesse approfitto dell’occasione per invitare tutti i colleghi che volessero ad inviarci i propri contributi scientifici, sperando di vederli ad ottobre per festeggiare insieme il sessantacinquesimo anniversario dalla nascita della nostra società scientifica nella splendida cornice dell’accogliente Bologna.

Perché un giovane fisiatra o uno specializzando dovrebbero iscriversi al Congresso?

Perché credo che il percorso formativo di un Medico in Formazione o di un giovane neo-specialista debba necessariamente passare per la condivisione di informazioni e di esperienze, spesso possibile nell’ambito di questi eventi di respiro nazionale, che permettono di apprendere, ma anche di conoscere colleghi con i quali confrontarsi e spesso avviare collaborazioni. Nello specifico il Congresso Nazionale SIMFER 2023 è ampiamente dedicato ai giovani colleghi in quanto prevede dei corsi precongressuali teorico-pratici, che quindi mirano a dare anche nozioni concrete da applicare nella pratica clinica quotidiana. Inoltre, lo sguardo al passato, ripreso anche dal titolo del congresso, non va visto come un nostalgico ripensare ai gloriosi tempi che furono, ma come ad una preziosa eredità che i giovani possono acquisire, pur non avendo vissuto in prima persona quegli anni.

Ora parlaci un po’ di te, abiti a Bologna, città molto dinamica in tutti i sensi. Quali sono i tuoi interessi extra lavorativi? Cosa ti appassiona?

Quando posso, amo stare all’aria aperta, fare delle lunghe camminate in posti non troppo frequentati. Sistemare il mio giardino mi appassiona e mi rilassa, anche se negli ultimi anni i tempi di svago sono sempre di meno! Sono inoltre molto appassionato di cucina e quando ho un po’ di tempo mi dedico ai fornelli con soddisfazione mia e dei miei familiari per le cose che riesco a preparare.

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