INTERVISTE AI MEMBRI DEL CDP

Intervista a Lia Rusca

(Direttore SC Medicina Riabilitativa ASL BI Biella- Direttore DipartimentoInteraziendale di Riabilitazione Piemonte Orientale)

Stefano RESPIZZI

Direttore di Dipartimento Riabilitazione e Recupero Funzionale – Humanitas Research Hospital

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Cara Lia, sei uno dei membri del Consiglio di Presidenza della SIMFER. Ci vuoi raccontare come è nato il tuo coinvolgimento e perché hai accettato questo impegno oneroso?

Innanzitutto grazie Direttore per l’intervista. Sono socia SIMFER da quando sono diventata specialista e credo fortemente nella necessità di appartenere a una società scientifica che ci rappresenti, soprattutto a livello ministeriale, ci dia stimoli e indicazioni sugli orientamenti professionali e organizzativi e promuova la ricerca e la formazione. Credo molto anche nella rete tra professionisti e nella reciproca conoscenza delle diverse realtà in cui il fisiatra si trova a operare. Ho fatto parte della segreteria Regionale Piemonte-Valle d’Aosta, ricoprendo nell’ultimo mandato l’incarico di delegato SIMMFiR.

La proposta di candidarmi, nata all’interno della segreteria Regionale, mi ha fatto molto piacere, pur nell’ovvia titubanza di un incarico per me nuovo e ringrazio davvero tutti per la fiducia.

Hai la delega alla “Programmazione sanitaria e rapporti con i sindacati”.

Ci vuoi dire cosa significa praticamente?

Questa delega in realtà rappresenta il grande lavoro della squadra che compone il CdP. La programmazione sanitaria rimane un punto focale, su cui mantenere sempre altissimo il livello di attenzione e impegno. Il lavoro che il CdP ha portato e porta avanti, proseguendo anche l’impegno del precedente Consiglio, va dal Decreto Appropriatezza, ai DM 70, 71 e 77, di cui oggi SIMFER è parte attiva nel Tavolo Ministeriale per la revisione dei DM 70 e 77 nella persona della Presidente d.ssa Giovanna Beretta. A ciò si aggiunga il lavoro che ancora si sta portando avanti in merito ai Decreto Tariffe del 23 giugno 2023 con riferimento alle prestazioni specialistiche e di assistenza protesica, con un importante coinvolgimento del sindacato, perché è indispensabile società e sindacato rappresentino e tutelino tutti i colleghi fisiatri, indipendentemente dall’inquadramento di lavoro pubblico, convenzionato e privato. Il lavoro di revisione dei DM ha coinvolto anche i Segretari Regionali, che hanno apportato validissimi contributi che sono diventati oggetto delle proposte che SIMFER porterà avanti ai tavoli preposti.

A proposito della tua delega, quali sono le difficoltà che hai trovato e dove pensi debba incrementare l’impegno della Società Scientifica? Cosa migliorare per il futuro?

Credo che la difficoltà vada letta in termini di impegno, sia nella forza della Società scientifica di essere un interlocutore stabile ministeriale e poi a cascata un interlocutore negli ambiti Regionali, portando avanti proposte realistiche e insieme al passo con i tempi. Una su tutte il riconoscimento di un’area riabilitativa che comprenda i codici 75, 28, 56 e ben differenziata da una generica area di post-acuzie, con il codice 60 che va riportato all’area medica. Analogamente il Decreto tariffe dovrà essere oggetto di proposte operative che possano salvaguardare le attività dei fisiatri, in particolare per il settore privato-accreditato.

La mia personale difficoltà, che non è riferita all’attività societaria, è constatare la lentezza dei percorsi normativi dalla programmazione all’attuazione, con conseguente difficoltà a essere sempre adeguati all’evoluzione tecnologica, organizzativa ed economica.

Certamente l’impegno di SIMFER è quello di non abbassare mai il livello di guardia sia raccogliendo le osservazioni, istanze e proposte delle Segreterie e dei Soci, sia proponendosi come interlocutore di riferimento ai tavoli ministeriali e regionali. E credo che qui sia importante l’impegno di tutti.

Il n. 3 di MR, pubblicato nel 2022, ha dedicato un ampio e molto approfondito dossier alla “disfagia” e tu ne sei stata la curatrice. A quando risale la tua passione per queste tematiche e perché ritieni debbano fare parte del bagaglio culturale di un bravo fisiatra?

Mi sono avvicinata al mondo della disfagia anni fa, quando ho conseguito la seconda specialità in Foniatria, ma soprattutto mi sono resa conto che nella presa in carico globale della persona non potevamo ignorare le difficoltà deglutitorie. Come noto queste hanno ricadute importanti sulla sopravvivenza e sulla qualità della vita, ma dobbiamo essere consapevoli che condizionano ad esempio anche la corretta assunzione dei farmaci.

Le difficoltà di deglutizione sono sotto studio anche come un fattore di outcome, ad esempio nelle gravi cerebrolesioni con disturbo di coscienza.

La disfagia (temine ombrello che in realtà assume molti più significati clinico-funzionali) è una disabilità trasversale, dall’ambito neurologico acuto al neurodegenerativo all’oncologico e coinvolgente soggetti di tutte le età, in setting ospedalieri e domiciliari. A questo proposito sono stata contenta di aver collaborato alla stesura delle Care Pathways per i bimbi con Paralisi Cerebrale Infantile, presentate al convegno SIMFER-SINPIA di settembre 2023 a Milano, coordinando il sottogruppo “Disoralità”.

La SIMFER ha molto a cuore la formazione dei giovani specialisti e specializzandi e immagino tu sia d’accordo con questa impostazione. Cosa ti senti di consigliare a un giovane medico, perché dovrebbe scegliere la nostra specialità?

Sono assolutamente d’accordo perché credo che la formazione sia imprescindibile per un buon fisiatra. Come hanno detto voci più autorevoli della mia, consiglierei la nostra specialità a un giovane medico che voglia occuparsi di persone prima che di organi o anche solo di funzioni.

Su ogni paziente occorre ragionare, sviluppare un progetto riabilitativo che coniughi competenze cliniche, terapeutiche, prognostiche, organizzative e relazionali, con la capacità di programmare per ciascuno i percorsi più appropriati tra ospedale e territorio e in generale nei vari setting possibili. Gli ambiti di interesse della riabilitazione sono tanti, articolati e in forte sviluppo scientifico e tecnologico e consentono quindi i successivi passi di “iperspecializzazione”. L’augurio che farei al giovane medico è di partire sempre dalla persona e non dalla sua disabilità.

Ora parlaci un po’ di te, quali sono le tue passioni, i tuoi hobby, gli impegni extra professionali?

Ovviamente la mia bella famiglia e poi… una valigia pronta per viaggiare e un cellulare per scattare qualche centinaio di foto… sempre alla ricerca della bellezza, anche nelle piccole cose.

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