PAGINA DELLE ARTI: MUSICA, TEATRO, CINEMA, EDITORIA IN RIABILITAZIONE

La musica di AllegroModerato

Donatella BONAIUTI
di Marco SCIAMMARELLA e Luca BALDAN

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Tutta un’altra musica

AllegroModerato è una cooperativa sociale Onlus nata a Milano nel 2011. Per l’anno didattico 2019-2020, gli allievi che frequentano i corsi di AllegroModerato sono circa un centinaio.

L’esperienza maturata dagli insegnanti di AllegroModerato in oltre vent’anni di lavoro, come musicisti, operatori nei contesti della pedagogia e della didattica musicale, della musicoterapia e della riabilitazione, fanno sì che questo progetto si ponga in modo originale, e per certi aspetti unico, nel panorama delle cosiddette “artiterapie”. AllegroModerato si rivolge ai bambini, giovani e adulti con fragilità psichiche, mentali, fisiche e sociali, promuovendo una formazione musicale tesa ad attivare e sviluppare energie e competenze emotive, cognitive e relazionali. Tali risorse musicali valorizzano la qualità della vita delle persone con disabilità e i riscontri di una costante, attenta osservazione-valutazione globale della persona ci permettono di dire che esse vengono poi reinvestite positivamente, a più livelli, nella loro realtà quotidiana.

Le scuole di pensiero, le teorie, i modelli all’interno del dibattito odierno sulla relazione “musica e disabilità”, sono molteplici, di segno diverso e a volte opposto, ma questa ricchezza di punti di vista e di approcci è sicuramente importante e stimolante.

AllegroModerato si posiziona in una zona abbastanza precisa, non riconoscendosi pienamente nella definizione che collega in modo diretto la musica alla terapia e, seppur condividendo il valore di diversi modelli ad essa riferiti, cerca di proporre nelle parole e nei fatti altre direzioni di visione e di azione.

Musicoterapia, ma soprattutto musica. Non è certo questo lo spazio per approfondire i riferimenti teorici e di metodo che sostengono questa posizione programmatica, ci limitiamo però a porre l’attenzione su alcune riflessioni di base.

È senso comune: la persona con disabilità, qualsiasi attività faccia diventa terapia. Se va a cavallo fa ippoterapia, se pratica ginnastica fa terapia nel movimento, se si misura con il lavoro manuale sta facendo terapia occupazionale, e se fa musica fa appunto musicoterapia. Parrebbe così un’esistenza sequestrata dal concetto di malattia, dalle diagnosi e da un conseguente “accanimento terapeutico”. Tutte le pratiche che per qualsiasi persona significano passione, interesse, dedizione, quando sono fatte dalle persone con fragilità, diventano medium, canali o banalmente il pretesto e la giustificazione di un’ulteriore e infinita presa in carico di ordine terapeutico.

Il continuo richiamo alla terapia sembra a volte essere collegato più al bisogno degli operatori di legittimazione, autovalidazione, di riconoscimento di un ruolo convalidato “scientificamente” da porre come sul tavolo della contrattazione con le famiglie e con le istituzioni, il tutto direttamente sulla pelle e sulla vita della persona con disabilità che non può essere “normale” anche quando fa cose che normalmente fanno tutti. Questo filtro clinico, seppur legittimo e necessario per leggere le difficoltà della persona e programmare interventi adeguati, sembra però determinare e impostare tutte le attività, anche quando queste sono al di fuori dei contesti di cura in senso strettamente medico e sanitario.

AllegroModerato vuole affermare la possibilità che la persona con disabilità possa affrontare un percorso di spazi, tempi e azioni, che non siano solo funzionalmente riabilitativi, ma espressivi, relazionali, cooperativi, artistici. La cura per AllegroModerato è intesa come possibile personalizzazione dei modi di maturazione dell’esistenza che dal nostro punto di vista attraverso il fare musica, vuol dire il piacere dell’esercizio delle proprie passioni, della loro condivisione, l’assunzione di un ruolo e della conseguente responsabilità, non ultima la conseguente la gratificazione per i risultati del proprio lavoro.

In AllegroModerato, la formazione musicale presenta di per sé caratteristiche intrinseche per esercitare le dimensioni qualitative dell’esistenza e dell’integrazione personale, anche quando la persona con handicap è fortemente ferita nella mente e nel corpo: musicoterapia intesa come educazione musicale integrata ed inclusiva.

In altre parole, vi è la convinzione che in molte esperienze di musicoterapia di musica ce ne sia poca, e spesso fatta con strumenti inadeguati e con competenze musicali residuali: probabilmente è anche per questo motivo che il peso dell’intervento si sposta sulla terapia.

Rimettere al centro la musica, il suo potenziale formativo, non vuol dire non avere precisi, rigorosi, scientifici criteri di osservazione, valutazione ed intervento sulla globalità della persona. Semplicemente all’interno del lavoro di AllegroModerato questi non sono mediati dall’ambito della clinica e dalla sua intenzione terapeutica andando a sovrapporsi surrettiziamente alla musica, ma sono fondati sulla musica e sul fare musica insieme, perché da sempre fare musica viene riconosciuto come esperienza antropologicamente fondamentale e fondante della formazione del sé, della costruzione del simbolico e delle relazioni tra gli uomini di ogni cultura umana.

Tutti i diversi apporti teorici confluiti nell’esperienza AllegroModerato dalla pedagogia, dalla psicologia, dalla didattica, così come i più attuali apporti delle neuroscienze, trovano compimento e validazione attraverso l’esperienza diretta del fare musica insieme. Questo vuol dire restituire peso alle competenze tecniche ed esecutive sugli strumenti, alla capacità di composizione, orchestrazione, arrangiamento per diversi ensemble musicali, così come alle abilità di composizione istantanea e improvvisative.

Ci si riferisce quindi ad una musica pensata e fatta al meglio delle sue potenzialità, fatta con strumenti veri e di qualità, con forme e generi musicali densi di pensiero, cioè con ricchezza e complessità di linguaggio, di sintassi, di costruzione, perché proprio questa ricchezza e complessità possono alimentare e sviluppare processi mentali, emotivi e relazionali migliori. È musica fatta di esercizio costante e “moderato” in aula, ma anche di concerti, di eventi importanti e “allegri” dove raccogliere il frutto del proprio lavoro, per tendere il più possibile ad una qualità che porta ad innescare energie vitali profonde producendo azione e comunicazione con sé stessi e con il mondo. La pratica e il lavoro con la musica offre a tutti ed in modo raffinato ed efficace la possibilità di organizzare il pensiero, di rielaborare le emozioni e gestire le relazioni, ristrutturando così il proprio mondo interiore potendolo poi condividere con maggiore consapevolezza.

L’offerta formativa di AllegroModerato cerca di essere così più ampia ed articolata possibile per permettere ad ogni singolo allievo di trovare il percorso più adeguato e opportuno alla propria crescita personale. Tutti gli allievi divisi in gruppi di età omogenea e con problematiche diverse, iniziano la formazione musicale attraverso un Triennio Propedeutico dove si sperimentano, in un contesto musicale stimolante ed integrato da altri educatori e musicisti, gli strumenti del­l’orchestra e, in progressione di complessità, le molte forme della musica, soprattutto della tradizione eurocolta. Successivamente al percorso di base, ogni allievo ha la possibilità di acce­dere a percorsi musicali diversificati: Masterclass di strumento, Orchestre da Camera, Coro, Band, Musimatica che coniuga musica, elettronica e informatica. Significative anche le collaborazioni in corso con importanti realtà del teatro contemporaneo italiano (Babilonia Teatri e Teatro La Ribalta) dove i musicisti di AllegroModerato sono stati chiamati a comporre ed eseguire in scena le musiche e i commenti sonori aprendo così la strada a sperimentazioni di nuovi percorsi di crescita personale ed artistica.

L’Orchestra Sinfonica AllegroModerato, il gruppo di musica moderna InBand e il Coro AM sono il punto di arrivo degli allievi che frequentano i diversi corsi. Sono i contesti in cui gli allievi musicisti possono fare esperienza di un impegno adulto, lavorando insieme agli educatori musicisti e a professionisti della musica. Queste attività musicali sono organizzate in prove settimanali per affrontare in maniera professionale un articolato calendario di concerti in Italia, in Europa ed anche oltreoceano (Ungheria, Russia, Inghilterra, Argentina) e sono occasioni speciali per presentare in contesti prestigiosi non solo il proprio lavoro perché offrono momenti di autonomia e di gratificazione personale. Le formazioni musicali di AllegroModerato hanno avuto molte collaborazioni con artisti di grande prestigio come Stefano Bollani, Franco Mussida e Eugenio Finardi, che hanno riconosciuto non solo il valore sociale del progetto della cooperativa, ma anche un interessante ed originale laboratorio di creazione mu­sicale.

L’idea portante è che la competenza, l’esperienza musicale, ma soprattutto la sensibilità musicale acquisite dai musicisti di AllegroModerato possono e devono essere diffuse, propagate, disseminate, uscire il più possibile allo scoperto, e possono essere reinvestite, non solo presentando il proprio lavoro in occasione dei concerti, ma mettendolo a disposizione degli altri. Il rovesciamento di pensiero è originale perchè sono le persone considerate più “fragili” ad aiutare gli altri, come i bambini a scuola, i reclusi delle carceri, gli anziani nelle case di riposo e i piccoli e giovani degenti dei reparti di pediatria negli ospedali.

Questo ultimo lavoro nei reparti pediatrici è confluito in una ricerca documentata nel volume “Tutta un’altra musica” edito nel 2018 da Franco Angeli Editore. Grazie all’intelligenza e alla sensibilità dei professionisti, delle strutture ospedaliere, delle fondazioni private che continuano a sostenere e promuovere il progetto dei laboratori musicali integrati in pediatria, oggi possiamo dire, dopo diversi anni di collaudo, che possiamo verificare come questa esperienza, oltre ad aver messo in circolo forti e profonde energie in chi ne ha fatto esperienza diretta, può diventare auspicabilmente un modello esemplificativo, esportabile e replicabile di “umanizzazione” dei luoghi della cura.

Se nel 2016 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha assegnato ad AllegroModerato un’onorificenza al valor civile per il suo lavoro, vuol dire che la direzione è quella giusta.

Non più solo musicoterapia, ma musica: tutta un’altra musica.

Il gesto si fa musica

Come abbiamo visto, la proposta formativa di AllegroModerato è incentrata sulla proposizione di corsi di educazione musicale inclusiva per persone con disabilità. Con questa definizione, si intendono attività musicali rivolte a persone con varie tipologie di disabilità (sindromi genetiche, ritardi cognitivi, sindromi dello spettro autistico, fragilità indotte da traumi o malattie) che hanno scopi e finalità plurimi.

In primo luogo, vi è al centro la persona con disabilità, e la sua passione per la musica: in AllegroModerato non sono necessarie esperienze pregresse, basta avere voglia di impegnarsi in un lavoro musicale fatto di richieste, attese, scoperte, tutte finalizzate alla crescita della persona che assume, lezione dopo lezione, il ruolo di vero e proprio musicista, e, cosa più importante, sa riconoscersi in questo. Facciamo un esempio concreto: l’indicazione data da un fisiatra ad un ragazzo affetto da SLA di seguire un corso di musica specificamente improntato sullo studio delle percussioni: in AllegroModerato questa persona ha trovato uno spazio dove può compiere non solo, e non tanto, una serie di movimenti meccanici funzionali ad un mantenimento di esercizio motorio, ma diventa possibile insistere sulla stretta connessione che intercorre tra coordinazione del gesto, lettura musicale e produzione sonora. Questo perché anche un approccio che ha come obiettivo una spiccata valenza riabilitativa, se ha a che fare con una metodologia improntata al lavoro musicale, si contraddistingue già di suo come produzione musicale di qualità.

In seconda istanza, fare musica inclusiva significa principalmente realizzare, attraverso la performance musicale, un setting in cui vi sia reale integrazione non solo per tutti quei soggetti fragili che hanno la possibilità di esprimersi grazie alla musica nella dimensione del concerto, ma è anche occasione per il pubblico di essere e di sentirsi dentro al concerto stesso.

In realtà, chi va ad assistere ad un concerto, vuole proprio questo: ascoltare buona musica, lasciarsi trasportare ed immergersi nei suoni degli strumenti suonati dagli esecutori, tornare a casa arricchito da un’esperienza nuova e significativa. A tutto questo vi è però un valore aggiunto per chi assiste ad un concerto eseguito però da musicisti con disabilità come lo sono quelli dei diversi ensemble musicali di AllegroModerato. Questo “valore aggiunto” è la possibilità di vedere in tempo reale il lavoro cognitivo che gli esecutori devono fare per suonare. E con il termine “lavoro”, si intende proprio il suo significato etimologico, ovvero quel labor che vuol dire fatica.

Un musicista “sano”, magari diplomato al Conservatorio, avrà probabilmente un suono meraviglioso emesso dal suo violino. Questo perché ha speso molti anni di studio per affinare il proprio gesto, in modo da renderlo musicalmente eccellente. Per contro, l’abitudine all’allenamento rende quel gesto, per il musicista esperto, naturale e spontaneo, e quindi immediato (anche qui in senso letterale: non-mediato, ovvero non frapposto da eccessivi processi cognitivi tra inizio e conclusione).

Il musicista con disabilità, per contro, porta sempre con sé un “peso cognitivo” dato dalla sua condizione di fragilità (altra etimologia: l’”hand-in-cup” era il peso – molto reale – che veniva posto nell’Inghilterra del ‘700 ai cavalli più veloci in modo da renderli più lenti ed avere gare più equilibrate e dall’esito meno scontato. Da qui il termine handicap). È proprio questo peso cognitivo che costringe l’esecutore fragile, anche con molti anni di pratica musicale alle spalle, a dover ogni volta pensare il proprio gesto sul suo violino. E guardandolo suonare, come avviene in concerto, si vede tutto l’impegno messo in quell’istante, perché per tirare l’arco sulle corde dello strumento, il musicista con disabilità non può contare su una non-mediazione, ma al contrario è costretto ad impegnare tutta la sua concentrazione ed attenzione. Questo sforzo rende il gesto definitivamente interessante per il pubblico, ed è il motivo per il quale assistere ad un concerto di AllegroModerato è un’esperienza unica: perché quello che avviene è la definizione di un gesto che diventa musica. Non è più sol­tanto allenamento, o “semplice” pra­tica motoria: ma è unione di movi­menti e pensieri, spesso frammentati e danneggiati, che riescono a produrre suono, o meglio ad essere musica all’interno di un contesto sonoro pertinente, condiviso, aperto.

E torniamo quindi all’integrazione cui si faceva cenno prima: un concerto di educazione musicale inclusiva è tale poiché anche chi vi assiste può cogliere, grazie all’interessamento verso il gesto che si fa musica, il pieno diritto della persona con disabilità ad utilizzare il linguaggio musicale come strumento espressivo e relazionale compiuto e di qualità, lontano dagli sbilanciamenti dell’equazione che vuole la musica, se connessa al lavoro con la disabilità, intesa puramente come medium terapeutico o, parimenti, come semplice mezzo di svago e di intrattenimento. Per contro, “se lavori con la musica la musica ti lavora”, consentendo, anche di fronte a gravi compromissioni psicomotorie, di ottenere la realizzazione che gesti incerti e sgraziati diventino sorgente di suoni preziosi e delicati: è metodo, passione, e concentrazione. Anche se spesso sembra magia, ed è bello pensare che un po’ lo sia.

Bibliografia

F. Dovigo, M. Rossi, M. Sciammarella (2018), “Tutta un’altra musica – i laboratori integrati in pediatria di AllegroModerato”, ed. Franco Angeli, Milano.

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