ARTICOLI ORIGINALI

Scoliosi idiopatica adolescenziale e ginnastica ritmica: una revisione dell’ambito

Fabio VITAGLIANI1, Adele DUCA1, Dalila SCATURRO2, Michele VECCHIO1, Giulia LETIZIA MAURO1

1 Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche, Università di Catania, Catania, 95100, Italia;

2 Discipline Chirurgiche, Oncologiche e Stomatologiche, Università di Palermo, Palermo, 90121, Italia.

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Abstract

Introduzione: Sulla potenziale associazione tra scoliosi idiopatica adolescenziale e alcuni sport vi sono pareri molto contrastanti. è stato riscontrato che i ragazzi che praticavano alcuni sport a livello agonistico, come la ginnastica artistica/ritmica e la danza classica, mostravano una maggiore attitudine a svilup-pare la scoliosi rispetto ai loro coetanei non sportivi. L’ipotesi più accreditata è che un carico unilaterale, intenso, sovramassimale e inveterato sulla colonna può avere implicazioni negative sul sistema di movimento. Abbiamo condotto una scoping review per analizzare la relazione e/o l’associazione tra la ginnastica ritmica e scoliosi, al fine di indirizzare i pazienti più a rischio allo screening precoce.

Metodi: attraverso la piattaforma di ricerca PubMed e la Cochrane Library, utilizzando le seguenti stringhe di ricerca “scoliosi sport”, “scoliosi ginnastica ritmica” “scoliosi ginnastica”, “scoliosi danza”, sono stati inclusi tutti gli articoli pubblicati fino al 31 dicembre 2022.

Risultati: la nostra review ha osservato che esistono dati contrastanti sulla relazione tra la ginnastica ritmica e lo sviluppo di scoliosi. Gran parte degli studi esaminati riportano casi di scoliosi di incerta attribuzione all’attività ginnica, in quanto si è visto che elementi fondamentali come la preesistente lassità articolare e il carico eccessivo sulla colonna vertebrale, richiesto dall’attività fisica, predispongono ad una maggiore incidenza di scoliosi idiopatica adolescenziale.

Conclusione: non è possibile definire un legame tra ginnastica ritmica e insorgenza di AIS con un rapporto di causa–effetto, tuttavia si può affermare che vi è un legame tra lassità articolare e movimenti propri dell’attività ginnica.

Introduzione

Per scoliosi si intende un’alterazione della fisiologica curvatura della colonna vertebrale, che viene diagnostica durante il periodo dell’infanzia o della prima adolescenza [1, 2, 9]. È un’anomalia che viene valutata sui tre piani dello spazio ovvero sul piano frontale, sagittale e trasversale [1]. Infatti avremo un’alterazione dell’angolo di Cobb valutata sul piano frontale, accompagnata dalla rotazione dei corpi vertebrali sul piano trasverso con la comparsa del gibbo e di deformazioni a curva singola o doppia e ipocifosi sul piano sagittale [18]. Nella maggior parte dei casi, negli adolescenti, la deformazione della colonna vertebrale è lieve (angolo di Cobb 10°); in due terzi dei casi, la curva raggiunge un angolo di Cobb di 20-30° e nel 10% dei casi raggiunge i 40° (scoliosi grave) [2].

La prevalenza della scoliosi va dal 2% al 3%, con la forma idiopatica che è la maggiormente riscontrata, avendo una prevalenza dell’80% [1, 2]. La fascia di età più colpita è tra 12-14 anni, con un rapporto maschio/femmine di 1:2 [1].

Al giorno d’oggi l’eziologia della scoliosi idiopatica risulta ancora sconosciuta e questo ci porta a pensare ad eziologia multifattoriale. Secondo alcuni studi presenti in letteratura potrebbero essere coinvolti alcuni fattori quali la predisposizione genetica, alterazioni della crescita, disturbi posturali, fattori ambientali, sport ad alto rischio, disturbi visivi e dentali [2-4].

Ampiamente confermata è in letteratura l’associazione tra scoliosi e fattori genetici, mentre poche conferme ci sono sulla relazione con altri possibili fattori predisponenti. Gli studi infatti hanno indicato che i soggetti che sviluppavano la scoliosi presentano l’11% dei parenti di primo grado che ne erano affetti, così come il 2,4% e l’1,4% dei parenti di secondo e terzo grado, rispettivamente. Tendenze simili sono state osservate nei gemelli monozigoti. Attualmente però le esatte modalità di trasmissione della malattia sono ancora ambigue [4].

Un’attenzione particolare merita la relazione tra attività sportiva e scoliosi. Sulla potenziale associazione tra scoliosi idiopatica adolescenziale e alcuni sport vi sono pareri molto contrastanti. È stato dimostrato che il rinforzo dei muscoli paravertebrali e addominali, favorito in alcuni sport, migliora il sostegno e da supporto alla colonna vertebrale, tuttavia è stato riscontrato che i ragazzi che praticavano alcuni sport a livello agonistico, come la ginnastica artistica/ritmica e la danza classica, mostravano una maggiore attitudine a sviluppare la scoliosi rispetto ai loro coetanei non sportivi.

L’ipotesi più accreditata è che un carico unilaterale, intenso, sovramassimale e inveterato sulla colonna può avere implicazioni negative sul sistema di movimento [6].

Alcuni studi hanno dimostrato che le pratiche sportive ad alto rischio come il ballo, la ginnastica ritmica, etc. possono aumentare il rischio di sviluppare una deformità della colonna [2].

La maggior parte dei lavori suggeriscono che meno del 10% dei disturbi legati allo sport coinvolgono la colonna vertebrale. È stata osservata una maggiore incidenza di scoliosi in alcuni sport specifici come ginnastica, danza, calcio, canottaggio e altri che utilizzano la racchetta, con movimenti ripetitivi di estensione, torsioni, flessioni ad alta velocità (tennis, etc). La ginnastica ritmica è uno sport che include molte delle esigenze sia della ginnastica che della danza e richiede una flessibilità significativa della colonna.

Proprio per le sue specifiche esigenze sportive, è ragionevole ipotizzare che la ginnastica ritmica rappresenti un fattore di rischio per lo sviluppo di paramorfismi e dismorfismi della colonna, tuttavia pochissimi studi hanno valutato il rapporto causa/effetto tra ginnastica artistica e scoliosi [5, 7].

La maggior parte di essi sostengono che chi fa ginnastica artistica ha una maggiore probabilità di sviluppare alterazioni della colonna vertebrale prevalentemente a causa di due fattori: maggiore lassità articolare, intrinseca o secondaria allo sport, che rende quindi la colonna facilmente deformabile e un eccessivo sovraccarico sul rachide.

Obbiettivo della nostra trattazione è quello di condurre una scoping review per analizzare la relazione e/o l’associazione tra la ginnastica ritmica e scoliosi, al fine di indirizzare i pazienti più a rischio allo screening precoce.

Metodi

Questa revisione è stata eseguita secondo il modello PRISMA-ScR (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyzes Extension for Scoping Reviews) [11]. Il gruppo di esperti che ha condotto la ricerca era composto da 5 medici, di cui 3 fisiatri e 2 assistenti in formazione (G.L.M., M.V., D.S. F.V., A.D.) afferenti al Dipartimento di Fragilità e Continuità Assistenziale del Policlinico Universitario di Palermo e alla Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università degli Studi di Catania.

Gli autori hanno cercato di studiare gli effetti della ginnastica ritmica come fattore di rischio per lo sviluppo della scoliosi idiopatica.

La ricerca è stata effettuata su PubMed (Public MedLine, gestito dal National Center of Biotechnology Information (NCBI) della National Library of Medicine di Bethesda (Bethesda, MD, USA), e sulla Cochrane Library, utilizzando la seguente stringa di ricerca “scoliosi sport”, “scoliosi ginnastica ritmica” “scoliosi ginnastica”, “scoliosi danza”.

Sono stati inclusi tutti gli articoli pubblicati fino al 31 dicembre 2022.

Due revisori (F.V. e A.D.) hanno esaminato in modo indipendente le qualifiche e gli abstract degli studi ammissibili.

Criteri di inclusione: articoli in inglese; data di pubblicazione compresa tra il 31 dicembre 2012 e il 31 dicembre 2022; studi indicizzati che includevano la valutazione dello sport come fattore di rischio per la scoliosi idiopatica; e studi che includevano pazienti di età compresa tra 4 e 19 anni. Criteri di esclusione: revisioni sistemiche; recensione; libro; documenti; meta-analisi.

L’esplorazione dell’eterogeneità degli studi è stata effettuata valutando la loro qualità (cioè il livello di evidenza) al fine di considerare adeguatamente l’idoneità di una revisione dell’ambito (globale o da parte di un sottogruppo di studi).

Due revisori (M.V. e G.L.M.) hanno valutato il rischio di bias per lo studio incluso utilizzando il Cochrane Risk of Bias Assessment Tool disponibile tramite Covidence. I conflitti sono stati risolti dal Senior Auditor (D.S.). La valutazione del rischio di bias comprendeva 13 criteri pertinenti. Ogni criterio è stato valutato come presentante un rischio alto, basso o poco chiaro di bias. Uno studio è stato giudicato di alta qualità quando tutti i criteri avevano un basso rischio di bias.

Risultati

Inizialmente abbiamo trovato 828 articoli dal database di PubMed. Dopo l’esclusione di 672 articoli a causa del linguaggio, della pertinenza, della duplicità e delle caratteristiche cliniche, abbiamo escluso altri 127 articoli in relazione ai titoli e gli abstract. Inoltre, 23 articoli sono stati esclusi dopo aver letto il testo completo perché non soddisfacevano i criteri di inclusione. Soltanto 6 articoli, focalizzati sulla relazione tra scoliosi e ginnastica ritmica, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Un totale di 6128 pazienti sono stati valutati nella revisione (Tabella I).

Tabella I.Caratteristiche (argomento, disegno dello studio, numero di pazienti inclusi o numero di studi se rivisti) e risultati degli studi inclusi nella revisione dell’ambito sulla relazione tra ginnastica ritmica e scoliosi.

AUTHOR, YEAR

STUDY DESIGN

SAMPLE SIZE

SCOLIOSIS

MAIN FINDINGS

RESULTS

C. Meyer,

E. Camma-rata,

T. Haumont,

D. Deviter-ne,

G. C. Gauchard,

B. Leheup,

P. Lascom-bes, Ph.

P. Perrin

2006

A cross-sectional epidemiological study

174 girls, 27 boys; agerange 9–18 years, mean 14.5, SD 5 2.1

This study demonstrated that IS is associated with higher levels of joint laxity, but that it is not directly related to low-intensity ex-ercise.

Teenagers with idiopathic scoliosis practising gymnastics 52.9% (n 73)

Panayot I. Tanchev, MD, Assen D. Dzherov, MD, Anton D. Paru-shev, MD, Dobrin M. Dikov, MD, Miro-slav B. To-dorov, MD

2000

A empiric observations

100 girls ages 10 to

16 years (average, 12.44 6 1.65 years)

Scoliotic curves of 10° or more

(range, 10–30°)

The current study generates an etiologic Hypothesis including the “dangerous triad” of generalized joint laxity, delayed maturity, and asym-metric overloading of the spine.

Of the RG trainees 12 had scoliotic curves with a incidence of 12%

Eric T. Trexler,

Ab-bie E. Smith-Ryan, Erica J. Roelofs,

Katie R. Hirsch

2015

A cross-sectional evaluation

15 female gym-nasts

Scoliosis, definedas a lateralspinal curvature of 10° or greater, wasidentified in three of 15 DXA scans, re-sulting in a prevalence of 20%.

Scoliosis, was identified in 3 of 15 DXA scans, resulting in a prevalence of 20%.

MR Hutchinson

1999

A prospective study

7 national team members

Two had mild scolioses which did not appear to be associated with theirlow back pain.

Kota Watanabe, MD, Takehiro Michikawa, MD,

Ikuho Yonezawa, MD, Masashi Takaso, MD, Shohei Minami, MD,

Shigeru Soshi, MD, Takashi Tsuji, MD, Eijiro Okada, MD, Katsumi Abe, Masamichi Takahashi, Keiko Asakura, MD,

Yuji Nishiwaki, MD, Morio Matsumoto, MD

2017

A cross-sectional study

2,759 Japanese female junior high school students

A curve of >/=15°

This cross-sectional study was conducted to explore lifestyle factors related to AIS.

No association was found between AIS and lifestyle-related factors. However, classical ballet training, a family history of scoliosis, and low BMI may be associated with AIS.

Eustathios Kenanidis, MD,

Michael E. Potoupnis, MD,

Kyriakos A. Papavasil-iou, MD,

Fares E. Sayegh, MD, George A. Kapetanos, MD

2008

A cross-sectional observational study

A group of 2387 adoles-cents

(boys: 1177,

girls: 1210, mean age: 13.4 years).

The athletes group was consisted of 1134 (boys: 624, girls: 510) and the non-athletes of 1253 children

(boys: 553, girls: 700).

A curve with angle Cobb >/=10°

Evaluation and comparison of the prevalence of adoles-cent idiopathic scoliosis (AIS) among 2 groups of patients (athletes and nonathletes) to deter-mine whether athletic activities are related to the development of AIS.

In 99 cases (ath-letes: 48, non-athletes: 51), AIS was radiograph-ically confirmed

(Cobb angle >10°).

No statistically significant difference was found between athlete and nonathlete adolescents

(P = 0.842), athlete and nonathlete boys (P = 0.757), and

athlete and

non-athlete girls

(P = 0.705), as far as the preva-lence of AIS was concerned.

Meyer et al. [9] hanno condotto uno studio epidemiologico trasversale per indagare l’influenza di specifiche attività sportive sull’insorgenza di scoliosi idiopatica (IS). Lo studio ha incluso 201 adolescenti con IS (174 ragazze, 27 ragazzi; età media 14.5±2.1) e un gruppo di controllo (GC) di 192 adolescenti sani (171 ragazze, 21 ragazzi, età media 15.3±1.9 anni) a cui è stato somministrato un questionario epidemiologico in due parti. La maggior parte di questi adolescenti con scoliosi al momento della valutazione aveva raggiunto un Risser pari a cinque.

In tutti i soggetti la frequenza di attività sportiva extra-curricolare era di 1,6 sessioni a settimana, con una durata media, per sessione, di 1 ora e 30 minuti.

Il 68% degli adolescenti con IS praticava sport e un tasso simile (69,3%) è stato osservato nel gruppo di controllo, rivelando un’omogeneità tra questi gruppi per quanto riguarda i partecipanti alle attività sportive (χDF22=0,017, P>0,8; OR=0,97; CI=0,63–1,49). I pazienti con IS praticavano in percentuale maggiore attività ginniche rispetto agli individui di controllo (χDF22=26,5, P=0,0001; OR=3.08; CI=1.90−4.98). Il gruppo IS che praticava ginnastica ha mostrato ampiezze più elevate nella misurazione della flessibilità del polso rispetto agli altri gruppi, dove le ampiezze erano basse (IS-G = 99,3±8,6°; IS-NG=96,5±8,2°; CG-G=88,5±4,7°; CG-NG=88,2±12,5°). Il gruppo di adolescenti con IS (97,9°), mostravano una lassità legamentosa maggiore rispetto agli adolescenti del gruppo di controllo (88,7°), indipendentemente dal fatto che praticassero ginnastica o meno (P<0,0003).

Questo studio ha dimostrato che la scoliosi idiopatica è associata ad una condizione di maggiore lassità legamentosa, ma che non è direttamente correlata all’attività sportiva. Inoltre ipotizza che gli adolescenti con scoliosi idiopatica, proprio per la loro caratteristica intrinseca di lassità, sceglierebbero l’attività ginnica.

Una osservazione empirica è stata invece condotta da Panayot et al. [10] per cercare di spiegare la maggiore incidenza e le caratteristiche specifiche della scoliosi nelle praticanti di ginnastica ritmica. Sono state prese in esame 100 ragazze che praticavano ginnastica ritmica di età compresa tra 10 e 16 anni (media, 12,44±1,65 anni) che non avevano un’anamnesi familiare per deformità spinale, nessuna malattia pregressa o anomalia congenita che potesse determinare una scoliosi secondaria. Queste sono state sottoposte a controlli antropometrici ed è stata chiesta la durata ed il tipo di esercizi specifici praticati. I risultati sono stati confrontati con un gruppo controllo: ragazze sane non praticanti sport.

Dai risultati ottenuti, gli autori hanno individuato un carico di lavoro estremamente alto con circa 28,4±12,16 ore settimanali di allenamento. L’allenamento veniva svolto per 6 giorni alla settimana, per un totale di quasi 5 ore al giorno.

L’esame obiettivo del rachide si è rivelato positivo in 16 ragazze che successivamente sono state sottoposte a indagini radiografiche: 12 avevano curve scoliotiche da 10° a 30°, presentando così un’incidenza pari al 12%, rispetto ai loro coetanei (1,1%). Si è notato che il 99% delle ginnaste ritmiche erano destrimani, una prevalenza significativamente più alta rispetto alla popolazione normale (82%). Questa condizione favorisce un carico spinale asimmetrico con una conseguente maggiore prevalenza di convessità a destra (67%). Infine una prevalenza del 100% della lassità legamentosa è stata riscontrata nelle ginnaste, rispetto alle loro coetanee, requisito fra l’altro fondamentale per poter svolgere questa tipo attività sportiva.

Riassumendo gli autori hanno concluso che un’incidenza di scoliosi 10 volte maggiore è stata riscontrata negli allievi di ginnastica ritmica (12%) rispetto ai loro coetanei sani (1,1%); il ritardo nel menarca e la lassità articolare generalizzata sono comuni negli allievi di ginnastica ritmica; un sovraccarico fisico in associazione a stress asimmetrico ripetuto sulla colonna vertebrale in età evolutiva è una caratteristica della ginnastica ritmica. Infine gli autori hanno riscontrato un’associazione tra scoliosi e ginnastica ritmica.

Eric T. Trexler et al. [11] hanno svolto una valutazione trasversale della composizione corporea, della qualità muscolare e della presenza di scoliosi in un gruppo di 15 ginnaste femmine della divisione I della National Collegiate Athletic Association (NCAA) di età compresa tra 18,7 ± 0,9 anni.

La raccolta dei dati è avvenuta durante la bassa stagione (agosto); per un sottogruppo di atleti di ritorno (n=9), i dati sulle prestazioni sono stati ottenuti calcolando la media di tutti i punteggi riportati per ciascun evento della stagione precedente.

La correlazione tra punteggio della densità ossea e massa corporea magra (LBM) non era significativa (R=0,468; P=0,08). La performance (punteggio medio) era significativamente correlata con la LBM delle braccia (R=0,714; P=0,03), la LBM del braccio sinistro (R=0,772; P=0,02) e la LBM della gamba destra (R=0,680; P=0,04). Sebbene non significativi, la LBM totale (R=0,638; P=0,07), la LBM della gamba sinistra (R=0,584; P=0,10) e la LBM delle gambe (R=0,633; P=0,07) presentavano valori simili. Le prestazioni non erano significativamente correlate con la massa corporea totale (R=0,494, P=0,176), con la massa grassa (R=0,184; P=0,64) o con la percentuale di grasso corporeo (BF) (R= -0,078; P=0,84).

Quindici scansioni DEXA sono state utilizzate per individuare la curvatura spinale e quindi per valutare la presenza di scoliosi; due sono stati esclusi a causa di un errore di posizionamento. La scoliosi è stata rilevata in tre scansioni su 15 (prevalenza = 20%).

Gli autori concludono che vi è una prevalenza di scoliosi nelle ginnaste rispetto alla popolazione generale, con curvatura spinale di 10° o maggiore identificata in 3 su 15 scansioni DXA.

Hutchinson MR et al. [12] nel suo articolo ci descrive uno studio prospettico per documentare la presenza e la gravità della lombalgia nelle ginnaste ritmiche d’élite su sette membri della squadra nazionale di ginnastica ritmica degli Stati Uniti con una media di 7 anni di esperienza non agonista e 2,3 anni di esperienza a livello nazionale, che hanno documentato infortuni e problemi con referti medici giornalieri per un periodo di 7 settimane. L’età media dei partecipanti era di 16 anni (range 15-17). La media delle ore di allenamento settimanali era di 34. I referti medici giornalieri che riportavano disturbi e definivano lesioni e trattamenti venivano registrati dall’atleta e supervisionati da un preparatore atletico per un periodo di 7 settimane. Sono state effettuate valutazioni pre e post attività sportiva. 474 disturbi muscolo-scheletrici su 490 competizioni atletiche sono stati registrati nel corso di 7 settimane. In media ogni ginnasta ha riportato 68 infortuni (intervallo 21-94) da nove siti anatomici diversi (intervallo 5-12). Solo un infortunio ha richiesto una pausa dallo sport (2 giorni). 80% delle lesioni è stato classificato come lieve (1-3 su 10). 17 infortuni (4%) sono aumentati di gravità in seguito alla continua partecipazione allo sport. L’86% delle ginnaste ha sofferto di mal di schiena nel corso dello studio prospettico. Due avevano scoliosi minori che non sembravano essere associate alla lombalgia. Nessun atleta ha avuto una spondilolistesi o una rottura del disco.

Gli autori hanno concluso che seppur la ginnastica ritmica espone a maggior rischio di infortuni lombari, non esiste una chiara correlazione con un’aumentata incidenza di scoliosi.

Kenanidis et al. [13] hanno condotto uno studio osservazionale trasversale con l’obiettivo di valutare e confrontare i dati sulla prevalenza della scoliosi idiopatica adolescenziale (AIS) tra 2 gruppi di pazienti (atleti e non atleti) per determinare se le attività atletiche sono correlate allo sviluppo dell’AIS.

È stato valutato un numero totale finale di 2387 adolescenti (maschi: 1177, femmine: 1210). Il gruppo degli atleti era composto da 1134 (ragazzi: 624, ragazze: 510) e i non atleti di 1253 (ragazzi: 553, ragazze: 700). Il calcio era lo sport più popolare tra gli atleti maschi, mentre la ginnastica tra le atlete. Gli atleti di sesso maschile hanno seguito un programma di allenamento di una media di 11,91 h/ settimana; mentre le atlete di 12,87 h/settimana. Gli atleti di sesso maschile praticavano sport agonista da 3,57 anni, le atlete da 3,73 anni.

L’esame obiettivo ha rivelato 177 casi “sospetti” di scoliosi: 96 atleti (ragazzi: 39, ragazze: 57) e 81 non atleti (ragazzi: 27, ragazze: 54). Di questi 99 (atleti: 48, non atleti: 51) presentavano AIS confermata radiograficamente, con un ‘angolo di Cobb ≥10°.

La prevalenza di AIS non era statisticamente significativa tra atleti/non atleti totali, atleti maschi/non atleti maschi e atlete/non atlete.

Nessuna differenza statisticamente significativa è stata trovata tra atleti/non atleti in entrambi i sessi per quanto riguarda i gradi della curva scoliotica principale.

Gli autori hanno concluso la partecipazione alle attività sportive non influenza l’insorgenza e il grado della curva scoliotica principale.

Watanabe et al. [14] hanno condotto uno studio trasversale per esplorare i fattori dello stile di vita, compresa l’attività sportiva, correlati alla scoliosi idiopatica adolescenziale (AIS).

Questo studio ha incluso 2.759 studentesse giapponesi delle scuole medie inferiori che hanno pianificato uno screening secondario dopo un sospetto scoliosi allo screening topografico. Agli studenti e alle loro madri, o tutori, è stato chiesto di compilare un questionario composto da 38 domande su fattori demografici, fattori legati allo stile di vita, fattori sociali, ambiente familiare, pratica sportiva, stato di salute e fattori legati alla gravidanza della madre. Il questionario è stato compilato da 2.747 studenti (un tasso di risposta del 99,6%). Dopo aver escluso gli studenti con malattie cardiache, malattie neurologiche o un’anomalia vertebrale congenita, 2.600 studenti erano idonei per la valutazione (età compresa tra i 12 e 15 anni). Dopo essere stati sottoposti a uno screening secondario con radiografie sotto carico della colonna vertebrale, gli studenti sono stati assegnati al gruppo normale (di controllo) se le radiografie mostravano una curva <15° o al gruppo scoliosi se mostravano una curva ≥ a 15°.

Il 68,6% mostrava un grado Risser di 4 o 5. Il valore mediano dell’angolo di Cobb era 14; il 47,2% dei partecipanti aveva un angolo di Cobb ≥15° e gli era stata diagnosticata l’AIS. Dall’analisi dei dati lo stile di vita ed i fattori ambientali non erano significativamente associati all’AIS. La danza classica è stata associata a maggiore probabilità di AIS (OR aggiustato, 1,38; IC 95%, da 1,09 a 1,75). Al contrario, le probabilità di AIS diminuiva nel basket (OR, 0,69; 95% CI, da 0,51 a 0,92) o nel badminton (OR, 0,61; 95% CI, da 0,45 a 0,81). Inoltre nella danza classica l’AIS era significativamente associata all’inizio dell’attività (OR, 1,38; intervallo di confidenza al 95% [CI], da 1,09 a 1,75), alla frequenza e alla durata dell’allenamento (valore p per tendenza, <0,01). L’OR per AIS era 1,5 volte superiore per i partecipanti le cui madri avevano la scoliosi. L’AIS era anche associata a un basso indice di massa corporea (BMI).

In conclusione sembra che praticare danza classica, una storia familiare di scoliosi e un basso indice di massa corporea possano essere associati all’AIS.

Discussione

L’obiettivo di questa review è quello di valutare un possibile rapporto causa-effetto tra la ginnastica ritmica e la scoliosi idiopatica affinché i dati ottenuti possano essere di aiuto ed utili ad intraprendere un percorso di screening per evitare l’insorgenza della scoliosi nelle ragazze che praticano ginnastica ritmica.

La scoliosi idiopatica adolescenziale ha un’elevata incidenza tra le ragazze di età compresa tra i 12 ed i 15 anni [1]. Oggi è ormai accettata la tesi che la scoliosi idiopatica è una alterazione della colonna vertebrale ad eziologia multifattoriale [1, 14]. Infatti sono diversi i fattori che sono considerati responsabili come i fattori genetici, disturbi visivi o dentali, disturbi posturali e alcune attività sportive.

La review ha osservato che esistono dati contrastanti sulla relazione tra la ginnastica ritmica e lo sviluppo di scoliosi. Gran parte degli studi esaminati riportano casi di scoliosi di incerta attribuzione all’attività ginnica, in quanto si è visto che elementi fondamentali come la preesistente lassità articolare e il carico eccessivo sulla colonna vertebrale, richiesto dall’attività fisica, predispongono ad una maggiore incidenza di scoliosi idiopatica adolescenziale.

L’elemento fondamentale che dunque è emerso durante questa revisione è il ruolo della lassità articolare.

Per lassità articolare si intende una maggiore flessibilità articolare, in cui le articolazioni si muovono oltre i limiti “normali”. Si è inoltre visto che la presenza di lassità predispone oltre che all’insorgenza di scoliosi anche a lussazioni articolari, lesioni muscolo-tendinee e disturbi degenerativi muscoloscheletrici. Una revisione sistematica condotta su una popolazione di sportivi agonisti ha supportato un legame tra lassità articolare e incidenza/prevalenza di lesioni agli arti inferiori [19], principalmente del ginocchio [17, 18, 20].

Meyer et al. [9] nel loro studio hanno descritto come la lassità articolare incide nello sviluppo della scoliosi idiopatica. Infatti hanno notato che le ginnaste mostravano una maggiore lassità articolare intrinseca al loro fenotipo, che probabilmente le indirizzava verso questo tipo di attività. Dunque l’AIS è associata ad una maggiore lassità articolare, ma non è direttamente correlata alla pratica sportiva svolta. Un altro studio condotto da Panayot et al. aggiunge alla lassità articolare, altri due probabili cause di scoliosi idiopatica, ovvero il ritardo di maturazione ossea, dovuto ad un menarca tardivo, e l’eccessivo carico asimmetrico sulla colonna, dovuto ai movimenti propri dell’attività ritmica, definendola cosi la “triade pericolosa” [10].

È stato dimostrato che l’iperlassità articolare sia molto comune anche nei ballerini ed è coinvolta nella scoliosi: i cambiamenti nella struttura del collagene dei ballerini iperlassi influenzano la stabilità della colonna vertebrale predisponendo allo sviluppo della scoliosi. La maggior parte dei giovani ballerini con scoliosi e iperlassità articolare sperimentano inoltre un ritardo nella pubertà. Di conseguenza, tutte le attività ripetitive e ad alta intensità possono avere un impatto sulle placche di crescita ossea e contribuire alla progressione dell’AIS [8, 15-17].

Alcuni autori hanno riscontrato una maggiore incidenza di disturbi a carico della colonna vertebrale lombare in ragazze che praticavano sport come la ginnastica ritmica. Infatti ripetuti movimenti di flesso-estensione della colonna causavano l’insorgenza di una sintomatologia dolorosa a carico della zona lombare per la presenza di contratture muscolari o spondilolisi. Un numero esiguo di ragazze presentava scoliosi senza lombalgia [12].

Tra i vari studi presi in esame uno di questi condotto da Eustathios Kenanidis et al ha evidenziato una correlazione tra attività fisica ed insorgenza di scoliosi confrontando una popolazione di atleti con un gruppo di controllo, tuttavia la partecipazione all’attività sportiva non sembra influenzare il grado della curva scoliotica principale [13].

Infine in uno studio trasversale effettuato da Watanabe et al. è emerso che un intenso allenamento di danza classica, un basso BMI e una storia familiare per scoliosi aumentavo la probabilità di sviluppare la scoliosi [14].

Come si può evincere dalla nostra revisione, ancora oggi, è difficile definire un nesso causale tra l’AIS e l’attività fisica, probabilmente a causa dell’incompleta conoscenza dei fattori di rischio alla base di tale deformazione.

La nostra nostra revisione presenta ovviamente alcuni limiti. Il primo è dovuto alle prove di basso grado degli studi, come il loro disegno retrospettivo. In secondo luogo, gli studi hanno evidenziato la correlazione, piuttosto che la causalità, tra i rischi di deformità spinale e la pratica di ginnastica.

Infine, poiché alcuni studi includono l’analisi dei dati secondari, sono state selezionate solo variabili limitate; pertanto, potrebbe esserci una variabilità significativa tra gli studi inclusi in termini di dati risultanti dalla selezione.

Conclusione

In conclusione non si può definire un legame tra ginnastica ritmica e insorgenza di AIS con un rapporto di causa–effetto, tuttavia si può affermare che vi è un legame tra lassità articolare e movimenti propri dell’attività ginnica.

Infine, poiché la letteratura attuale non fornisce informazioni sufficienti su tutti gli sport per determinare quale possa causare la più alta prevalenza di scoliosi idiopatica [8], sono necessari ulteriori studi affinchè possa essere colmata questa lacuna di ricerca.

Bibliografia

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