L’ARTICOLO DEL TRIMESTRE

Una casa “smart” per gli anziani fragili

Fabrizio GERVASONI1, Alessandro GALLO2

1 U.O. Riabilitazione Specialistica, Ospedale “Luigi Sacco”, ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano
2 Springer Healthcare Italia, Milano

Scarica in PDF
Lettura e commento critico dell’articolo: Ji Yeon Baek, Se Hee Na, Heayon Lee, Hee‑Won Jung, Eunju Lee, Min‑Woo Jo,Yu Rang Park, Il‑Young Jang. Implementation of an integrated home internet of things system for vulnerable older adults using a frailty‑centered approach. Scientific Reports. 2022; 12:1922 https://doi.org/10.1038/s41598-022-05963-9.

Le nuove tecnologie possono aiutare i soggetti anziani a 
migliorare la loro autonomia tra le mura domestiche?

Le conquiste della Medicina, sia in ambito farmacologico, sia in ambito chirurgico, stanno favorendo un progressivo incremento dell’aspettativa di vita, cui consegue un globale invecchiamento della popolazione. Sono quindi in aumento le persone anziane con fragilità (sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista psicologico) e con disabilità, con un progressivo incremento del costo sociale (“burden care”) per interventi di cure domiciliari, di istituzionalizzazione e di ospedalizzazione. Infatti, come sappiamo, la fragilità è un indicatore correlato al rischio di mortalità, ma anche al rischio di caduta, alle ospedalizzazioni e al peggioramento della qualità di vita generale del paziente.

In questo contesto, le nuove tecnologie rappresentano un’opportunità in continuo sviluppo per migliorare l’autonomia dell’anziano all’interno del proprio domicilio. In particolare il cosiddetto “Internet delle Cose” (Internet of Things, IoT) sta producendo diverse soluzioni tecnologiche “smart”: oggetti “intelligenti” che possono agevolare la vita del paziente nel quotidiano. Questo neologismo, nato alla fine degli anni ’90, è entrato oggi a far parte della quotidianità di ciascuno di noi; con dispositivi di videosorveglianza, con la domotica e, nell’ambito dell’e-health, con i dispositivi indossabili (wearable devices) per il monitoraggio dello stato di salute. Nella letteratura scientifica, ad esempio, sono già stati presentati studi basati sul telemonitoraggio e sulla stimolazione dell’attività fisica (in particolare del cammino) con l’utilizzo da parte del paziente anziano fragile di dispositivi indossabili.

Per l’integrazione di questi strumenti nei sistemi di cura, però, esistono ancora numerosi ostacoli, correlati in particolare ai temi della privacy, dell’aderenza all’utilizzo da parte soprattutto dei soggetti di età avanzata e dalla scarsa consapevolezza dell’opportunità d’utilizzo di queste innovative soluzioni tecnologiche.

L’implementazione dell’IoT per anziani vulnerabili e fragili

Nello studio coreano del 2022 che commentiamo in questo articolo (pubblicato su Scientific Reports, Nature portfolio) gli autori hanno studiato il comportamento di soggetti anziani vulnerabili e soggetti fragili nella loro interazione con sistemi IoT al loro domicilio per un intero anno, raccogliendo in presenza il loro parere sull’esperienza d’uso e la soddisfazione nel quotidiano utilizzo domiciliare di queste nuove tecnologie. Infatti, gli anziani istituzionalizzati, hanno maggiori difficoltà nel beneficiare dell’esperienza d’uso delle nuove tecnologie, presentando spesso maggiori necessità assistenziali (conseguenti a una maggiore compromissione psicologica e/o funzionale); mentre una proposta di “Home IoT” (ovvero di oggetti smart al domicilio) può essere strutturata sulla base di un inquadramento della fragilità del paziente.

Gli anziani selezionati per lo studio sono stati classificati in base alla fragilità (i.e. vulnerabili/fragili) definita dal Cardiovascular Health Study (CHS) frailty phenotype scale e, tra i criteri di arruolamento, è stato previsto che:

  • vivessero soli o comunque che fossero soli per almeno otto ore durante la giornata;
  • che non fossero utilizzatori di telefoni smartphone, o comunque che lo utilizzassero a meno del 20% delle potenzialità tecnologiche del dispositivo;
  • che non disponessero di sistemi di connettività per la comunicazione al domicilio.

Sono stati esclusi dallo studio i soggetti non in grado di comunicare verbalmente o classificati come in pieno benessere dagli indicatori di fragilità.

Cardiovascular Health Study (CHS) frailty phenotype scale e misure di outcome

La scala utilizzata nello studio per la definizione della fragilità dei pazienti arruolati è validata, diffusamente utilizzata in letteratura e prevede cinque items:

  1. Segnalare una perdita di peso involontaria nell’ultimo anno di più di 4,5 kilogrammi.
  2. Rilevare una diminuzione della forza nell’hand-grip fino al 20% (in considerazione del sesso e dell’indice di massa corporea del soggetto).
  3. Sentirsi esausto alla Center for Epidemiologic Studies Depression Scale (CES-D).
  4. Evidenziare una riduzione della velocità di marcia fino al 20% in considerazione del sesso e dell’altezza del paziente.
  5. Documentare un calo dell’attività fisica, misurato con l’International Physical Activity Questionnaire score.

La presenza di tre o più di questi requisiti permette di descrive il soggetto come fragile (frailty); la condizione di pre-fragilità (prefrailty) è definita dalla presenza di due requisiti.

Oltre all’inquadramento della fragilità sono state somministrate scale di performance come la Short Physical Performance Battery (SPPB) e la rilevazione dinamometrica dell’hand-grip; oltre a indicatori validati di autonomia nelle attività della vita quotidiana (Activities of Daily Living – ADL – e Instrumental Activities of Daily Living – IADL -). Lo stato nutrizionale è stato stabilito con Mini-Nutritional Assessment Short Form; mentre le funzioni cognitive sono state documentate ricorrendo al Mini-Mental State Exam score.

Usabilità ed efficacia dei dispositivi domotici per l’autonomia

Il gruppo di studio coreano ha proposto ai 20 partecipanti (79.95 anni età media; 90% donne; 55% prefrailty, 45% frailty) 12 mesi di utilizzo di oggetti smart, nello specifico luci al LED sensorizzate all’ingresso del domicilio, sensori sulle entrate, controlli della luce e sistemi intelligenti per chiamate di emergenza e interruttori automatici per gli elettrodomestici (in particolare per il gas).

L’usabilità (ovvero l’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione ai fini del raggiungimento degli obiettivi), misurata con la System Usability Scale (SUS), ha mostrato un andamento inizialmente incrementale (nel primo mese di studio), per poi ridursi progressivamente nel restante periodo di studio, mantenendosi a livelli più elevati nei soggetti non ancora definiti come “fragili” (prefrailty). In generale, i servizi IoT che hanno riscosso maggiore successo sono stati gli applicativi di domotica per il controllo delle luci e degli elettrodomestici all’interno del domicilio. Il controllo smart delle luci domestiche si è mantenuto a un livello elevato per tutta la durata dell’osservazione, mentre gli altri oggetti “intelligenti” hanno ricevuto minori attenzioni con il passare del tempo. Un dato interessante è quello relativo alla disponibilità dei pazienti di pagare per i sistemi domotici installati: è stata evidenziata maggiore disponibilità negli anziani pre-fragili, con una valutazione della cifra che sarebbero stati disposti a pagare in progressiva riduzione con il progredire dello studio (coerentemente con l’usabilità e l’accettazione delle soluzioni tecnologiche).

I soggetti arruolati per lo studio hanno dichiarato di sentirsi aiutati con una riduzione delle loro preoccupazioni in merito al loro stato di salute dai sistemi di controllo automatico dell’erogazione di gas e dai controlli in remoto delle luci domestiche; con una riduzione del carico familiare percepito grazie all’utilizzo dei dispositivi per le chiamate d’emergenza.

Alfabetizzazione digitale ed empowerment del paziente per l’usabilità dell’IoT

Lo studio descritto nel lavoro di letteratura qui commentato ha innanzitutto evidenziato che gli anziani vulnerabili e fragili difficilmente riconoscono la necessità o l’utilità di un sistema di IoT prima di averlo utilizzato, verosimilmente in conseguenza di una scarsa consapevolezza delle reali funzioni di queste soluzioni tecnologiche. 
La letteratura però evidenzia come sistemi smart per il domicilio e dispositivi indossabili per il monitoraggio dello stato di salute possono semplificare la gestione e il monitoraggio di soggetti anziani fragili.

In particolare, il monitoraggio delle cadute (e del rischio di caduta) e dispositivi per la trasmissione di comunicazioni d’emergenza, possono favorire una maggiore tranquillità e un maggior senso di sicurezza degli anziani costretti a vivere soli nel proprio domicilio.

Le nuove tecnologie possono inoltre contribuire a favorire la comunicazione dei soggetti anziani, attenuando disturbi del sonno, stati d’ansia, depressione e il declino cognitivo.

Ciononostante le persone anziane percepiscono spesso queste soluzioni tecnologiche come negative, a causa della complessità d’uso, per la ridotta usabilità o per la percezione di violazione della privacy.

Per l’accettazione di questi sistemi, il loro utilizzo e per incrementare la loro usabilità, è quindi necessario che si dia avvio a progetti di alfabetizzazione digitale, anche partendo da un consapevole inquadramento clinico della situazione di fragilità del paziente.

Solo una maggiore consapevolezza “digitale” favorirà l’empowerment del paziente anche rispetto alla possibilità di utilizzare queste soluzioni nell’interazione con medici e professionisti sanitari nel percorso di cura, come accade con l’utilizzo di soluzioni tecnologiche per la telemedicina o la teleriabilitazione.

image001
Si precisa che gli articoli non sono riproducibili senza l’approvazione dell’editore: per qualsiasi riutilizzo con scopi commerciali o promozionali, è necessario richiedere opportuna quotazione scrivendo a shcmilan@springer.com Gli articoli pubblicati sul sito sono fruibili in base all’attribuzione CCBY NC ND. Visualizza il testo completo della licenza

© 2024 Springer Healthcare Italia s.r.l.